Il Partito Lotteria, l’ultima provocazione?

partito lotteria

Di Barbara Barbieri:

Quali sono gli obiettivi del  Partito  Lotteria? Citiamo dal sito del partito: “L’obiettivo del Partito Lotteria è quello di garantire l’imparzialità assoluta degli organi di rappresentanza politica attraverso la scelta su base stocastica dei propri eletti” e sempre dal sito ecco il programma: “Ogni rappresentante del Partito Lotteria è libero di perseguire le proprie finalità personali e politiche senza alcun vincolo verso il partito e verso gli altri eletti. In particolare ogni rappresentante eletto è libero di non partecipare all’attività politica parlamentare”.

Insomma in quest’Italia dove la politica è diventata molte, troppe volte “un affare personale” e ci si è dimenticati, he fare politica vuol dire essenzialmente mettersi al servizio della cosa pubblica, un posto alla Camera o al Senato secondo il Partito Lotteria non si nega a nessuno e dato che spesso nell’ambito politico, ma anche in quello economico e pubblico del nostro Paese la meritocrazia è un principio di valutazione decisamente calpestato, il neonato partito i suoi candidati li sceglierà attraverso una vera e propria lotteria.

Trovo questa provocazione surreale assolutamente efficace. E’ inutile denunciare comportamenti scorretti e riempirsi la bocca di regole e principi che poi non si avverano mai. Se si vuole davvero che la politica non diventi una lotteria, occorre parlare meno e agire di conseguenza.

Una provocazione molto efficace!  Ma é solo questo?

Non si vorrá mica che la politica diventi una lotteria! O forse si? Il principio dell’ uso del sorteggio in politica puó suonare strano, ma spero che questa provocazione porti le persone a ragionare seriamente sulle potenzialitá di questo strumento e non a considerare il sorteggio utile solo per la lotteria!

 

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Il 2012 di blog.demarchia.info!

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Cos’ha fatto questo Blog?  Direi che ha aperto una finestra su un tema importante come la Democrazia.  É un blog giovane, avrá tempo di farsi sentire! Per il momento si puó dire che l’interesse sulla Demarchia c’é! in molti hanno visto le pagine, pochi peró han lasciato commenti, ma migliorerá! Sempre piú persone si fermano a pensare sulla situazione attuale e cercano alternative. Noi ci saremo col blog a dare spunto a riflessioni su uno strumento importante come il sorteggio.

Al 2013!

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

L’evoluzione del Sorteggio

L’uso del sorteggio in politica é vecchio come l’uomo e fa parte della sua storia. Non é facile argomentare approfonditamente l’evoluzione di questo sistema, un pó per la carenza di informazioni, un pó per lacune personali. Tuttavia credo di essere in grado di descrivere quella che puó essere considerata come la probabile storia dell’evoluzione del sorteggio in politica che seppur imprecisa non discosterá molto dalla realtá:

Immagino che le prime forme di governo delle societá derivarono dalla legge naturale del piú forte. Nei Clan i membri piú influenti del gruppo venivano accettati come leader occasionali (nella caccia o per la guerra) in quanto dotati di capacitá tecniche e decisionali superiori e per ció riconosciuti come guida. Inoltre il flusso di informazioni assorbito dal Clan era relativamente modesto e le informazioni facilmente fruibili attraverso contatti diretti con gli stessi membri dai leader stessi.

Con l’allargarsi delle tribú le difficoltá aumentarono sotto ogni aspetto. Nacqueró nuove attivitá, nuove tecnologie e l’amministrazione della societá divenne sempre piú complessa anche per l’incapacitá sia di reperire che di elaborare tutte le informazioni a disposizioni della tribú.

Forse é cosí che venne a formarsi l’immagine del leader come figura distaccata dal resto del gruppo, una figura complessa allo stesso tempo rispettata e temuta, inizialmente divina. Tale posizione richiedette la creazione di un’organizzazione sociale piú soffisticata per la gestione del “potere”, ossia un’evoluzione dell’antica legge del piú forte. La religione, che da sempre ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo ha probabilmente portato a pensare gli stessi uomini che solo un potere superiore fosse in grado di risolvere questo problema, la divina “sorte”. In alcune delle societá che non vedevano la reincarnazione degli dei nei loro Re, puó darsi che il sorteggio fosse usato per la selezione di alcune cariche e percepito come scelta divina.

É probabile che in alcune societá venne deciso di usare il sorteggio proprio per scegliere alcuni incarichi pubblici, ossia che riguardavano l’amministrazione della societá. Immagino che ció possa essere avvenuto a seguito di abusi di poteri da parte dei precedenti Capi o Imperatori e nell’incapacitá di decidere i “migliori” prima dell’avvento di un altro potente la societá abbia lasciato la scelta  al divino, manifestata sotto forma del sorteggio. In questo caso il sorteggio aveva molti pregi, primo fra tutti il rispetto di una “voce superiore”, che almeno inizialmente ed in parte riduceva gli scontri per la lotta al potere. Immagino che queste caratteristiche si tradussero in piú stabilitá e periodi di pace prolungati che portarono altri gruppi ad addottare la stessa tecnica.

Fu cosí che uno di questi gruppi, chiamiamoli gli Ateniesi, divenne una societá complessa ed evoluta che all’interno della sua cultura aveva anche e non solo la conoscenza dell’uso del sorteggio. L’evoluzione tecnica e culturale della societá portó al superamento della dimensione “divina” del sorteggio, che venne riconosciuto anche come strumento antropico utile al conseguimento di molti scopi. Ma fu nelle sue applicazioni sociali che il sorteggio dimostrava meglio le sue proprietá, le stesse che ancora oggi si studiano: la prevenzione della corruzione e del dominio da parte di gruppi di potere, la riduzione dei conflitti ecc… Queste caratteristiche erano ormai note, ma l’avanzata societá greca, che tra l’atro ha inventato la filosofia, fu anche in grado di riconoscere nel sorteggio alcune caratteristiche democratiche tra cui l’uguaglianza tra i membri, il che portava anche ad un aumento della partecipazione con un miglioramento della qualitá della democrazia stessa. Fu l’inizio dell’uso razionale del sorteggio, anche se non totalmente distaccato dalla religione.

Successivamente all’apice d’avanzamento greco, l’evoluzione sociale delle societá seguí un andamento altalenante. Il sorteggio venne storicamente usato in molte occasioni parallamente ad altri metodi di selezione, un esempio sono i comuni rinascimentali italiani dove peró la veste “divina” fu quasi totalmente sostituita da quella “razionale”. In generale, di pari passo con l’evoluzione della scienza anche l’amministrazione della societá seguí un indirizzo sempre piú razionale. Fu forse per questo motivo che nel momento in cui le societá raggiunsero la maturitá sociale greca il sorteggio fu lasciato da parte per l’elezione. L’idea di lasciare alla sorte la scelta di importanti cariche appariva in contrasto con il raziocinio, il che portó a pensare che il voto fosse ugualmente democratico e piú razionale. Montesquieu e Rousseau discussero a tal proposito ponendo le basi della rivoluzione francese che faticosamente fece a meno del sorteggio. Ne é prova l’esistenza di piú proposte di riforme che facevano uso del sorteggio (allora il sorteggio era conosciuto al popolo come uno strumento democratico).

Oggi é possibile comprendere in modo piú profondo le implicazioni dell’uso del sorteggio nella politica, intesa come arte del governo della societá.
É  per questo che l’uso del sorteggio appare ancor piú razionale, grazie alla statistica infatti siamo in grado di comprenderne la caratteristica della rappresentanza descrittiva. Ma c’é dell’altro, c’é la comprensione della necessitá di un elemento, che non soffra dei difetti né goda delle proprietá umane. Uno strumento dunque che non sia né razionale né irrazionale, né buono né cattivo, semplicemente fuori dalla portata dell’intervento umano, estraneo ad ogni logica politica, inattaccabile, incorruttibile, perfettamente egualitario.

Il sorteggio.

Rappresentanza Descrittiva

Per “Rappresentanza Descrittiva” si intende la capacitá propria del “Sorteggio”di riprodurre ogni proprietá della societá all’interno del gruppo di rappresentanti estratti. É possibile dimostrare matematicamente tale capacitá grazie alla statistica. Ma andiamo oltre.

Perché dovrebbe essere cosí importante che i “decision maker” riproducano statisticamente le proprietá della societá? La risposta generale é che un corpo di “decision makers” che “riproduce” la popolazione nel suo complesso possa prendere decisioni che siano meglio relazionate all’intera societá. Ma quali sono esattamente queste relazioni? Come puó un individuo o un gruppo relazionarsi ad un altro in modo positivo. Le possibilitá sono le seguenti:

a) Sono come te.

b) Condivido i tuoi stessi interessi.

c) Rappresento i tuoi interessi.

d) Prendo buone decisioni.

e) Faccio quel che vorresti che facessi.

f) Faccio quello che faresti tu nelle stesse circostanze.

g) Mi hai scelto per prendere queste decisioni.

h) Mi hai autorizzato ad agire in tua vece.

Secondo alcuni ricercatori, nelle rappresentanze descrittive é possibile individuare molte buone relazioni tra i decision maker e la societá, tra cui anche quelle descritte, e quindi giustificare la ricerca di un sistema di rappresentanza descrittiva.

Personalmente trovo che l’intero ragionamento sull’esistenza e la ricerca delle relazioni tra i decision maker e la societá in realtá non abbia motivo di essere fatto. In realtá credo che il concetto sia molto piú semplice.

Ogni persona ha una sua unica personalitá, pertanto é impossibile che esista un perfetto rappresentante. Inoltre quello che il rappresentante dovrebbe essere non é una riproduzione approssimata della volontá popolare ma un vettore autentico delle idee, della cultura e di tutte le proprietá della societá, cosa che al momento i rappresentanti non sono . Per questo motivo credo che sia importante che la societá sia dotata di una rappresentanza descrittiva, perché quello che i rappresentanti dovrebbero rappresentare non sono le persone, ma le loro idee!

Democrazia della demarchia

La Demarchia si basa su un concetto: la selezione della classe dirigente attraverso il sorteggio. Così come la democrazia di oggi, anche la demarchia è una forma di democrazia rappresentativa. La differenza fondamentale sta nell’uso della statistica. Apparentemente il nuovo sistema sembra essere meno democratico di quello attuale. Oggi è opinione comune che il “voto” sia sinonimo di democrazia, che l’unica via veramente democratica passi per le mani del cittadino attraverso le elezioni, ma non è così. La società è un organismo complesso, il suo comportamento è sensibile a stimoli molto spesso irrazionali ed è contemporaneamente condizionato da molti fattori, i mass media tra tutti. In quest’ottica, il “voto” sembra più un falso sistema di controllo, un ingranaggio di una macchina più grande che sfrutta l’immagine democratica del voto. I poteri in grado di influenzare la società non sono democratici, anzi, si trovano nelle mani di poche persone.

Secondo queste mie considerazioni quella di oggi sembra più una oligarchia. La realtà è ben più complicata, lo so, ma penso che tra le persone comuni si stia consolidando l’idea che il sistema così com’è non funziona e non solo, che a qualcuno stia bene così e non lo voglia cambiare affatto. Ne è dimostrazione il fatto che i “politici” sono insensibili a questi sentimenti. Come rappresentanti votati dal popolo, non sembrano rappresentare davvero il suo volere anzi, sembrano essere sempre più isolati dalla società comune, una classe a se. La mia opinione è che rappresentino l’anello di congiunzione tra la società e i suoi sfruttatori. L’esperienza di anni di “democrazia” ha dimostrato che sono l’anello debole, non in grado di reggere le pressioni da ambo i fronti, in special modo da parte di chi detiene il potere economico. Detto ciò, si incomincia ad intravvedere la forza della demarchia. Eliminando il rapporto tra la cattiva informazione, il voto, i rappresentanti del popolo, il governo dello Stato, la demarchia agisce direttamente su quel meccanismo che è oggi sfruttato per controllare i governi. Attraverso la selezione casuale mediante sorteggio dei rappresenti della società, i suoi membri sono direttamente chiamati a partecipare al governo della stessa. Essi non solo rappresentano la società, ma ne sono a tutti gli effetti dei membri. Come tali “vivono”  direttamente la società, ne comprendono le problematiche ed essendo scelti a caso non sono facilmente corruttibili.

Se oggi esiste una casta dei politici è proprio perché esiste il mestiere del politico. Che mestiere è quello del politico? Cos’è la politica? Ogni gesto anche piccolo che suppone una scelta, come comprare un giornale anzichè un altro, o una marca o l’altra o non comprare affatto è politica. Quindi tutti noi facciamo politica, in piccolo, passare ad un livello superiore non richiede competenze particolari (che oltretutto mancano ai politici di oggi), ma “solo” una forte integrità di pensiero, cosa molto più comune in un elettricista, pittosto che una barista o un ingegnere che in un politico. Il parlamentare, deve rappresentare quel pensiero che è suo come di tanti altri cittadini e basta. Le commissioni tecniche, attraverso dei tecnici con le competenze adeguate hanno il compito di fornire ai parlamentari informazioni ogettive e chiare. Il parlamentare è “solo” un decision maker. Quindi un sistema dove i cittadini decidono direttamente le scelte da attuare per il bene della società è meglio di uno composto dagli eletti di una casta. I dubbi sulla democrazia della demarchia ricadono dunque sullo scetticismo che riguarda il grado rappresentanza della cittadinanza non essendo direttamente coinvolta nella scelta del rappresentante. La risposta ad ogni dubbio è la statistica.