La Sorteggiocrazia

guerrero

“Abbiamo piú probabilitá di essere investiti da un auto andando a votare che di fare la differenza con il nostro voto. Eppure continuiamo ad andare a votare..”

É un estratto dell’articolo che trovate su Internazionale (7/13 febbraio, numero 1037, anno 21), pubblicato originariamente su Aeon Magazine con il titolo di “The Lottocracy”. Questo articolo é stato scritto da Alexander Guerrero, insegnante di filosofia ed etica medica all’Universitá della Pennsylvania.

A partire dalla tesi di Russel Brand “non andate a votare”, l’autore elabora una spiegazione alla crescente apatia della gente al voto, cercando le radici del problema con lo scopo di individuare lo strumento piú democratico e funzionale alla soluzione del problema. É cosí che citando l’antica Atene e il moderno Oliver Dowlen, Guerrero giunge alla “Sorteggiocrazia” come soluzione ideale, o perlomeno come una delle soluzioni piú promettenti per l’evoluzione della democrazia attuale.

Il contesto in cui l’autore immagina che il sorteggio venga usato, ricorda molto la “Demarchy” di John Burnheim ne “Is democracy possible?”, motivo in piú per citare questo articolo!

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Perché voteró Movimento 5 Stelle

M5S

Dopo una serie di ragionamenti, soppesando in vari modi pro e contro di ogni scelta ero giunto a questa conclusione:

Votare M5S oppure Astensione.

Avverto della tensione nell’aria, é il segno che queste elezioni sono importanti. Purtroppo noto anche molta delusione e rassegnazione, ed ammetto che spesso sono portato a pensare che la “politica” che abbiamo é quella che meritiamo, i politici che abbiamo votato sono italiani come noi.

Peró adesso basta, non voteró alle elezioni con lo scopo di elegere il miglior governo (che poi é sempre il meno peggio) ma con quello di creare un cambiamento, un cambiamento vero!

Ho deciso che voteró M5S.

Trovo che il M5S, fatto di cittadini indipendenti (non c’entrano né Grillo né Casaleggio né nessun altro) sia l’unica vera novitá. Il fatto che non facciano parte di un partito con gerarchie interne ma di un movimento li rende ancora piú autonomi (spero).

Essi potrebbero essere la scintilla di qualcosa di diverso. Personalmente studio e auspico un cambiamento radicale (la demarchia), ma trovo anche interessante l’ipotesi avanzata da Pluchino e Co. cosí come spiegato nell’articolo apparso su Le Scienze.

Ai miei occhi il M5S in parlamento potrebbe essere quanto di piú vicino possibile (almeno al momento) a un gruppo di parlamentari estratti tramite il sorteggio.

Per questo voteró il Movimento 5 Stelle.

La solita critica dei volti nuovi ma inesperti. Per come la penso io, o si vogliono i volti nuovi o quelli vecchi. Volti nuovi ma vecchi bé, é una contraddizione.

Di una cosa sono sicuro, qualunque politico “professionista” non farebbe altro che mantenere l’equilibrio (sulle spalle dei soliti).

Voglio un cambiamento.

In realtá io non credo piú in questo sistema, la demarchia per me é qualcosa di piú dell’uso del sorteggio in politica, é un cambiamento radicale della concezione del potere e della gestione della cosa pubblica. Il M5S non é questo ma riconosco la vitalitá delle persone che lo animano, riconosco le idee e non i volti, serenitá e non paura, insomma riconosco la voglia di un cambiamento.

Prossimamente cercheró di spiegare meglio il mio pensiero, per il momento invito chi legge a scrivere nei commenti chi é daccordo e chi no. Grazie.

Il Partito Lotteria, l’ultima provocazione?

partito lotteria

Di Barbara Barbieri:

Quali sono gli obiettivi del  Partito  Lotteria? Citiamo dal sito del partito: “L’obiettivo del Partito Lotteria è quello di garantire l’imparzialità assoluta degli organi di rappresentanza politica attraverso la scelta su base stocastica dei propri eletti” e sempre dal sito ecco il programma: “Ogni rappresentante del Partito Lotteria è libero di perseguire le proprie finalità personali e politiche senza alcun vincolo verso il partito e verso gli altri eletti. In particolare ogni rappresentante eletto è libero di non partecipare all’attività politica parlamentare”.

Insomma in quest’Italia dove la politica è diventata molte, troppe volte “un affare personale” e ci si è dimenticati, he fare politica vuol dire essenzialmente mettersi al servizio della cosa pubblica, un posto alla Camera o al Senato secondo il Partito Lotteria non si nega a nessuno e dato che spesso nell’ambito politico, ma anche in quello economico e pubblico del nostro Paese la meritocrazia è un principio di valutazione decisamente calpestato, il neonato partito i suoi candidati li sceglierà attraverso una vera e propria lotteria.

Trovo questa provocazione surreale assolutamente efficace. E’ inutile denunciare comportamenti scorretti e riempirsi la bocca di regole e principi che poi non si avverano mai. Se si vuole davvero che la politica non diventi una lotteria, occorre parlare meno e agire di conseguenza.

Una provocazione molto efficace!  Ma é solo questo?

Non si vorrá mica che la politica diventi una lotteria! O forse si? Il principio dell’ uso del sorteggio in politica puó suonare strano, ma spero che questa provocazione porti le persone a ragionare seriamente sulle potenzialitá di questo strumento e non a considerare il sorteggio utile solo per la lotteria!

 

DEMARCHIA 1.0

In questo post presento quello che ho chiamato DEMARCHIA 1.0, ossia un esempio d’integrazione dell’uso del sorteggio in politica a livello nazionale.
Il sorteggio non é altro che uno strumento, da solo non é in grado di creare alcun ché, ma é uno strumento potente con alcune caratteristiche importanti che portano sempre piú persone a pensare che possa essere integrato nella societá al fine di migliorarla, renderla piú democratica. In particolare trovo che il sorteggio sia lo strumento piú egualitario e democratico che possa esserci per la selezione dei membri del Parlamento. Non altrettanto per quelli del Governo, per i quali trovo siano piú indicati dei tecnici esperti. Trovo in ogni caso sbagliato che le due cose coincidano come succede oggi e auspicherei la separazione dei ruoli tra Parlamento e Governo.

Oggi il parlamentare esprime il voto in rappresentanza di chi lo ha eletto (in teoria) mentre il ministro propone e attua (sempre grazie all’aiuto di tecnici di sua fiducia)  le soluzioni decise dal Parlamento. Trovo che sarebbe piú semplice che al posto del rappresentante ci sia direttamente il cittadino mentre al posto del “ministro che chiede al tecnico” ci sia il tecnico.

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Democrazia per caso. Se scegliere a sorte i deputati fa bene alla politica – Il Fatto Quotidiano

Democrazia per caso. Se scegliere a sorte i deputati fa bene alla politica

Democrazia per caso. Se scegliere a sorte i deputati fa bene alla politica – Il Fatto Quotidiano.

Uno studio di cinque docenti dell’Università di Catania – due economisti, due fisici e un sociologo – “propone” una alternativa al sistema parlamentare che paradossalmente potrebbe renderlo più efficiente: sorteggiare una quota di rappresentanti tra i cittadini stessi. Non una democrazia a caso, in realtà. Bensì un sistema che prevede il controllo all’interno, e la “rappresentanza di tutte le sensibilità dell’elettorato”

L’evoluzione del Sorteggio

L’uso del sorteggio in politica é vecchio come l’uomo e fa parte della sua storia. Non é facile argomentare approfonditamente l’evoluzione di questo sistema, un pó per la carenza di informazioni, un pó per lacune personali. Tuttavia credo di essere in grado di descrivere quella che puó essere considerata come la probabile storia dell’evoluzione del sorteggio in politica che seppur imprecisa non discosterá molto dalla realtá:

Immagino che le prime forme di governo delle societá derivarono dalla legge naturale del piú forte. Nei Clan i membri piú influenti del gruppo venivano accettati come leader occasionali (nella caccia o per la guerra) in quanto dotati di capacitá tecniche e decisionali superiori e per ció riconosciuti come guida. Inoltre il flusso di informazioni assorbito dal Clan era relativamente modesto e le informazioni facilmente fruibili attraverso contatti diretti con gli stessi membri dai leader stessi.

Con l’allargarsi delle tribú le difficoltá aumentarono sotto ogni aspetto. Nacqueró nuove attivitá, nuove tecnologie e l’amministrazione della societá divenne sempre piú complessa anche per l’incapacitá sia di reperire che di elaborare tutte le informazioni a disposizioni della tribú.

Forse é cosí che venne a formarsi l’immagine del leader come figura distaccata dal resto del gruppo, una figura complessa allo stesso tempo rispettata e temuta, inizialmente divina. Tale posizione richiedette la creazione di un’organizzazione sociale piú soffisticata per la gestione del “potere”, ossia un’evoluzione dell’antica legge del piú forte. La religione, che da sempre ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo ha probabilmente portato a pensare gli stessi uomini che solo un potere superiore fosse in grado di risolvere questo problema, la divina “sorte”. In alcune delle societá che non vedevano la reincarnazione degli dei nei loro Re, puó darsi che il sorteggio fosse usato per la selezione di alcune cariche e percepito come scelta divina.

É probabile che in alcune societá venne deciso di usare il sorteggio proprio per scegliere alcuni incarichi pubblici, ossia che riguardavano l’amministrazione della societá. Immagino che ció possa essere avvenuto a seguito di abusi di poteri da parte dei precedenti Capi o Imperatori e nell’incapacitá di decidere i “migliori” prima dell’avvento di un altro potente la societá abbia lasciato la scelta  al divino, manifestata sotto forma del sorteggio. In questo caso il sorteggio aveva molti pregi, primo fra tutti il rispetto di una “voce superiore”, che almeno inizialmente ed in parte riduceva gli scontri per la lotta al potere. Immagino che queste caratteristiche si tradussero in piú stabilitá e periodi di pace prolungati che portarono altri gruppi ad addottare la stessa tecnica.

Fu cosí che uno di questi gruppi, chiamiamoli gli Ateniesi, divenne una societá complessa ed evoluta che all’interno della sua cultura aveva anche e non solo la conoscenza dell’uso del sorteggio. L’evoluzione tecnica e culturale della societá portó al superamento della dimensione “divina” del sorteggio, che venne riconosciuto anche come strumento antropico utile al conseguimento di molti scopi. Ma fu nelle sue applicazioni sociali che il sorteggio dimostrava meglio le sue proprietá, le stesse che ancora oggi si studiano: la prevenzione della corruzione e del dominio da parte di gruppi di potere, la riduzione dei conflitti ecc… Queste caratteristiche erano ormai note, ma l’avanzata societá greca, che tra l’atro ha inventato la filosofia, fu anche in grado di riconoscere nel sorteggio alcune caratteristiche democratiche tra cui l’uguaglianza tra i membri, il che portava anche ad un aumento della partecipazione con un miglioramento della qualitá della democrazia stessa. Fu l’inizio dell’uso razionale del sorteggio, anche se non totalmente distaccato dalla religione.

Successivamente all’apice d’avanzamento greco, l’evoluzione sociale delle societá seguí un andamento altalenante. Il sorteggio venne storicamente usato in molte occasioni parallamente ad altri metodi di selezione, un esempio sono i comuni rinascimentali italiani dove peró la veste “divina” fu quasi totalmente sostituita da quella “razionale”. In generale, di pari passo con l’evoluzione della scienza anche l’amministrazione della societá seguí un indirizzo sempre piú razionale. Fu forse per questo motivo che nel momento in cui le societá raggiunsero la maturitá sociale greca il sorteggio fu lasciato da parte per l’elezione. L’idea di lasciare alla sorte la scelta di importanti cariche appariva in contrasto con il raziocinio, il che portó a pensare che il voto fosse ugualmente democratico e piú razionale. Montesquieu e Rousseau discussero a tal proposito ponendo le basi della rivoluzione francese che faticosamente fece a meno del sorteggio. Ne é prova l’esistenza di piú proposte di riforme che facevano uso del sorteggio (allora il sorteggio era conosciuto al popolo come uno strumento democratico).

Oggi é possibile comprendere in modo piú profondo le implicazioni dell’uso del sorteggio nella politica, intesa come arte del governo della societá.
É  per questo che l’uso del sorteggio appare ancor piú razionale, grazie alla statistica infatti siamo in grado di comprenderne la caratteristica della rappresentanza descrittiva. Ma c’é dell’altro, c’é la comprensione della necessitá di un elemento, che non soffra dei difetti né goda delle proprietá umane. Uno strumento dunque che non sia né razionale né irrazionale, né buono né cattivo, semplicemente fuori dalla portata dell’intervento umano, estraneo ad ogni logica politica, inattaccabile, incorruttibile, perfettamente egualitario.

Il sorteggio.

Panacea

In questo articolo vorrei esporre una mia preoccupazione circa il modo in cui lo “strumento Sorteggio” é percepito sia da coloro che da anni ne studiano le caratteristiche sia da coloro che invece (magari incuriositi dagli articoli di questo blog) cominciano a ponderare seriamente l’uso del sorteggio in politica. Il sorteggio non é la panacea di ogni male.

Con questa affermazione intendo chiarire alcuni aspetti dell’ampio discorso che inevitabilmente si crea quando si fa riferimento all’uso del sorteggio in politica. Per prima cosa occorre tenere presente che il sorteggio é uno “strumento”, al pari delle elezioni. Il suo uso non presuppone per forza un miglioramento del sistema in quanto puó essere usato propriamente o impropriamente. Inoltre, per quanto potente da solo il sorteggio non basta a garantire la soluzione dei problemi che si prefigge di risolvere quali l’incremento della partecipazione, la riduzione delle possibilitá di corruzione ecc..

Per questo motivo trovo sia importante valutare i vari aspetti dell’uso del sorteggio non solo nella politica ma anche in altri campi in modo costruttivo e complementare e non esclusivo e sostitutivo.

Per ció che riguarda il miglioramento delle attuali istituzioni democratiche grazie all’uso del sorteggio, sono dell’idea che esso non possa essere inserito semplicemente a soluzione di particolari problemi. In poche parole non penso che possa risultare efficiente in un piccolo cambiamento ma che richieda il cambiamento delle condizioni nelle quali é inserito ossia un cambiamento radicale del sistema democratico.