Democrazia senza partiti

democrazia senza partiti

“All’alba di un mondo che speravamo nuovo, in un tempo difficile e duro, molte illusioni sono cadute, molte occasioni sfuggite perché i nostri legislatori hanno guardato al passato e hanno mancato di coerenza o di coraggio. L’Italia procede ancora nel compromesso, nei vecchi sistemi del trasformismo politico, del potere burocratico, delle grandi promesse, dei grandi piani e delle modeste realizzazioni. Riconosciamo francamente una mancanza di idee, una carenza di uomini, una crisi di partiti”. Cosí apre “Democrazia senza partiti” di Adriano Olivetti, scritto pubblicato nel 1949.

Questo libro è interessante sotto molti aspetti, primo fra tutti quello di mettere in discussione il modello partitocratico della democrazia. Ma andiamo con ordine. L’autore, Adriano Olivetti (1901-1960), imprenditore, intellettuale e politico, una delle persone piú influenti e singolari del novecento. Nell’”Edizioni di Comunitá” , viene presentato da Stefano Rodotá, giurista, editorialista e saggista di fama internazionale. Vi invito ad approfondire la biografia di questi personaggi su wikipedia.

Lo scritto è un manifesto del nuovo ordine immaginato da A.O che si ispira a tre principi: comunità concrete, a base territoriale, con l’ordine funzionale. Si tratta di una critica alla democrazia rappresentativa che approda alla rivendicazione di un democrazia “integrata”, insediata cioè nelle comunità reali, alimentando una discussione ancora attuale sulla forma della società e della politica in forme che rendano possibile il decentramento e la partecipazione, dando fondamento all’articolo 3 della Costituzione “partecipazione di tutti i lavoratore all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

“Nel nuovo Stato il potere poggerá saldamente non piú su una forza sola, la democrazia, la quale è troppo facile preda della potenza del denaro. Il potere sará ancorato alla cultura giuridicamente organizzata e, nel contempo, al lavoro sará conferita una ben determinata potenza politica ” A.O.

Citando S. Rodotá, “Bisogna tuttavia evitare la tentazione di restituire a questo scritto sui partiti una ambigua attualità”, ma è “legittimo indagare nel disegno olivettiano taluni elementi costitutivi”. Gli elementi che piú mi hanno colpito riguardano l’articolazione della società, la ricerca di un sistema piú partecipativo e per la lucida critica al sistema democratico basato sui partiti, per molti aspetti ancora attuale.

Libro consigliato!

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Il Sorteggio nel Rinascimento Italiano: La Brevia

Per dimostrare il proprio potere, i membri piú influenti della cittá erigevano torri sempre piú alte.

Uno dei due principali rami culturali che sono storicamente alla base dell’uso del sorteggio in politica è rappresentato da due schemi, la Brevia e lo Scrutinio, usati dalle repubbliche italiane del Rinascimento.

A differenza del primo ramo, quello rappresentato dall’esperienza di Atene tra il quinto e il terzo secolo AC, il contesto storico e politico di questo periodo è molto meno stabile, caratterizzato da rapidi cambiamenti di regime e forti divisioni politiche interne (fazioni).
In questo più difficile contesto il sorteggio è stato usato in diversi modi con diverse procedure per lo più in risposta a problemi particolari.

La Brevia.
era una forma di elezione indiretta attraverso la quale un ristretto gruppo di ELETTORI veniva scelto per mezzo del SORTEGGIO, i quali poi votavano le nomine per le varie cariche.
Fu una delle forme di elezione più usata nei comuni del nord d’Italia tra il dodicesimo ed il tredicesimo secolo DC.
In particolare la Brevia fu adottata dal POPOLO per la selezione del gruppo di elettori o anche per la diretta NOMINA delle cariche del Popolo stesso.

In questo periodo parallelamente al crescere delle attività mercantili e di artigianato vennero a crearsi i COMUNI. Essi nacquero dal consolidamento di queste nuove classi lavoratrici grazie a dei “patti politici” simili a dei giuramenti, fatti tra gli abitanti, i quali prevedevano il rispetto delle leggi e delle istituzioni nascenti al fine di facilitare il normale svolgimento delle attività della comunità. Il governo del comune era affidato dalla comunità a ristretti gruppi di abitanti particolarmente rispettati, in genere composti da mercanti e artigiani, chiamati “buoni uomini”. Con l’espansione dei comuni divenne necessario un più complesso sistema di governo. Nacquero così i primi Consigli, alcuni dei quali arrivavano a contare circa 600 membri, in alcune circostanze scelti attraverso la Brevia.
Ben presto peró, all’interno delle comunità vennero a formarsi delle fazioni, in genere guidate dalle famiglie più influenti, che portarono inevitabilmente a scontri e dissidi, intensificati dal conflitto tra Guelfi e Ghibellini.
La ricerca di un autorità imparziale in grado di risolvere i conflitti interni portò alla creazione della figura del Podestà. Egli gestiva temporaneamente il potere del consiglio in occasioni particolari quali le nomine delle cariche amministrative nonchè dei magistrati. Per garantire la massima imparzialità era assunto da un comune limitrofo.

Il Popolo.
Nonostante le misure adottate, le crisi di autorità si fecero più pressanti. La necessità, sentita dalle comunità di difendere le istituzioni dall’uso arbitrario da parte dei membri più influenti della stessa, portò alla nascita di un organo popolare dotato di una propria organizzazione, di propri uffici, statuti e la propria milizia; tale organizzazione di massa, che può essere vista come una forma di partito (anche se non inserito in un moderno contesto di confronto fra partiti), spesso in contrapposizione con le corporazioni dei mercanti e artigiani noché dei nobili, era nota come il Popolo.

Lo strumento naturale adottato dal Popolo per la sua organizzazione era la Brevia.
Il governo del Popolo era composto da un consiglio di circa 12 membri, chiamati anziani, e la carica era sottoposta ad una rotazione periodica ogni 2-6 mesi.
Nei comuni dove non governava il Popolo, il controllo era nelle mani del Signore, in genere un membro molto influente dell’elite mercantile che faceva leva sulle insicurezze dei cittadini (spesso fondate su minacce esterne) nonchè sul potere prevalentemente economico per detenere il potere, relegando il Popolo al ruolo di una non ufficiale opposizione.

Lo schema piú comune della Brevia prevedeva una combinazione di sorteggio ed elezione, detta anche elezione indiretta, in cui le nomine venivano estratte attraverso il ballottaggio e le elezioni erano tenute dagli estratti con ballottaggio segreto.
É importante notare come agli elettori-estratti fosse chiesto di giurare di votare in completa indipendenza e di non rappresentare in nessun modo altre persone o gruppi di persone. Per questo la fase di votazione veniva spesso fatta isolando gli elettori nel “Conclave”.
I “Partiti”, organizzazioni di pensiero allora chiamati “Intelligenze”, erano considerati pericolosi e per questo motivo erano vietati.
Vi sono in ogni caso scritti che fanno suppore che in certi casi, membri dell’artigianato facessero parte del governo esecutivo come corpo consultivo sotto il nome di “Priorati”.

Democrazia della demarchia

La Demarchia si basa su un concetto: la selezione della classe dirigente attraverso il sorteggio. Così come la democrazia di oggi, anche la demarchia è una forma di democrazia rappresentativa. La differenza fondamentale sta nell’uso della statistica. Apparentemente il nuovo sistema sembra essere meno democratico di quello attuale. Oggi è opinione comune che il “voto” sia sinonimo di democrazia, che l’unica via veramente democratica passi per le mani del cittadino attraverso le elezioni, ma non è così. La società è un organismo complesso, il suo comportamento è sensibile a stimoli molto spesso irrazionali ed è contemporaneamente condizionato da molti fattori, i mass media tra tutti. In quest’ottica, il “voto” sembra più un falso sistema di controllo, un ingranaggio di una macchina più grande che sfrutta l’immagine democratica del voto. I poteri in grado di influenzare la società non sono democratici, anzi, si trovano nelle mani di poche persone.

Secondo queste mie considerazioni quella di oggi sembra più una oligarchia. La realtà è ben più complicata, lo so, ma penso che tra le persone comuni si stia consolidando l’idea che il sistema così com’è non funziona e non solo, che a qualcuno stia bene così e non lo voglia cambiare affatto. Ne è dimostrazione il fatto che i “politici” sono insensibili a questi sentimenti. Come rappresentanti votati dal popolo, non sembrano rappresentare davvero il suo volere anzi, sembrano essere sempre più isolati dalla società comune, una classe a se. La mia opinione è che rappresentino l’anello di congiunzione tra la società e i suoi sfruttatori. L’esperienza di anni di “democrazia” ha dimostrato che sono l’anello debole, non in grado di reggere le pressioni da ambo i fronti, in special modo da parte di chi detiene il potere economico. Detto ciò, si incomincia ad intravvedere la forza della demarchia. Eliminando il rapporto tra la cattiva informazione, il voto, i rappresentanti del popolo, il governo dello Stato, la demarchia agisce direttamente su quel meccanismo che è oggi sfruttato per controllare i governi. Attraverso la selezione casuale mediante sorteggio dei rappresenti della società, i suoi membri sono direttamente chiamati a partecipare al governo della stessa. Essi non solo rappresentano la società, ma ne sono a tutti gli effetti dei membri. Come tali “vivono”  direttamente la società, ne comprendono le problematiche ed essendo scelti a caso non sono facilmente corruttibili.

Se oggi esiste una casta dei politici è proprio perché esiste il mestiere del politico. Che mestiere è quello del politico? Cos’è la politica? Ogni gesto anche piccolo che suppone una scelta, come comprare un giornale anzichè un altro, o una marca o l’altra o non comprare affatto è politica. Quindi tutti noi facciamo politica, in piccolo, passare ad un livello superiore non richiede competenze particolari (che oltretutto mancano ai politici di oggi), ma “solo” una forte integrità di pensiero, cosa molto più comune in un elettricista, pittosto che una barista o un ingegnere che in un politico. Il parlamentare, deve rappresentare quel pensiero che è suo come di tanti altri cittadini e basta. Le commissioni tecniche, attraverso dei tecnici con le competenze adeguate hanno il compito di fornire ai parlamentari informazioni ogettive e chiare. Il parlamentare è “solo” un decision maker. Quindi un sistema dove i cittadini decidono direttamente le scelte da attuare per il bene della società è meglio di uno composto dagli eletti di una casta. I dubbi sulla democrazia della demarchia ricadono dunque sullo scetticismo che riguarda il grado rappresentanza della cittadinanza non essendo direttamente coinvolta nella scelta del rappresentante. La risposta ad ogni dubbio è la statistica.

Primi passi

La demarchia è una forma di democrazia alternativa alla democrazia elettiva in cui lo stato è governato da cittadini sorteggiati casualmente. I sostenitori della demarchia ritengono che essa possa risolvere alcuni dei problemi funzionali della convenzionale democrazia rappresentativa, che è ampiamente soggetta a manipolazioni da parte di interessi privati.
(da wikipedia.it, nel frattempo l’articolo ha subito qualche modifica)
Le persone del mondo occidentale sembrano sempre dare per scontato che la democrazia come la conosciamo sia l’unica possibile. E se non fosse così? E se esistessero altre forme democratiche che funzionano meglio e che attendono solo di essere messe alla prova? Noi crediamo che valga la pena almeno di esplorare le alternative. In particolare la demarchia, di cui abbiamo scritto l’articolo su wikipedia, ha catturato la nostra attenzione. Abbiamo quindi deciso di creare questo sito per cercare di raccogliere e approfondire idee a riguardo. Speriamo di ampliarlo presto. Nel frattempo invitiamo chiunque sia interessato a partecipare o voglia condividere la propria opinione sull’argomento a scrivere un commento a questo post, o a contattarci scrivendo a versolademarchia]a[gmail.com (sostituire ]a[ con @).