Il Sorteggio nel Rinascimento Italiano: La Brevia

Per dimostrare il proprio potere, i membri piú influenti della cittá erigevano torri sempre piú alte.

Uno dei due principali rami culturali che sono storicamente alla base dell’uso del sorteggio in politica è rappresentato da due schemi, la Brevia e lo Scrutinio, usati dalle repubbliche italiane del Rinascimento.

A differenza del primo ramo, quello rappresentato dall’esperienza di Atene tra il quinto e il terzo secolo AC, il contesto storico e politico di questo periodo è molto meno stabile, caratterizzato da rapidi cambiamenti di regime e forti divisioni politiche interne (fazioni).
In questo più difficile contesto il sorteggio è stato usato in diversi modi con diverse procedure per lo più in risposta a problemi particolari.

La Brevia.
era una forma di elezione indiretta attraverso la quale un ristretto gruppo di ELETTORI veniva scelto per mezzo del SORTEGGIO, i quali poi votavano le nomine per le varie cariche.
Fu una delle forme di elezione più usata nei comuni del nord d’Italia tra il dodicesimo ed il tredicesimo secolo DC.
In particolare la Brevia fu adottata dal POPOLO per la selezione del gruppo di elettori o anche per la diretta NOMINA delle cariche del Popolo stesso.

In questo periodo parallelamente al crescere delle attività mercantili e di artigianato vennero a crearsi i COMUNI. Essi nacquero dal consolidamento di queste nuove classi lavoratrici grazie a dei “patti politici” simili a dei giuramenti, fatti tra gli abitanti, i quali prevedevano il rispetto delle leggi e delle istituzioni nascenti al fine di facilitare il normale svolgimento delle attività della comunità. Il governo del comune era affidato dalla comunità a ristretti gruppi di abitanti particolarmente rispettati, in genere composti da mercanti e artigiani, chiamati “buoni uomini”. Con l’espansione dei comuni divenne necessario un più complesso sistema di governo. Nacquero così i primi Consigli, alcuni dei quali arrivavano a contare circa 600 membri, in alcune circostanze scelti attraverso la Brevia.
Ben presto peró, all’interno delle comunità vennero a formarsi delle fazioni, in genere guidate dalle famiglie più influenti, che portarono inevitabilmente a scontri e dissidi, intensificati dal conflitto tra Guelfi e Ghibellini.
La ricerca di un autorità imparziale in grado di risolvere i conflitti interni portò alla creazione della figura del Podestà. Egli gestiva temporaneamente il potere del consiglio in occasioni particolari quali le nomine delle cariche amministrative nonchè dei magistrati. Per garantire la massima imparzialità era assunto da un comune limitrofo.

Il Popolo.
Nonostante le misure adottate, le crisi di autorità si fecero più pressanti. La necessità, sentita dalle comunità di difendere le istituzioni dall’uso arbitrario da parte dei membri più influenti della stessa, portò alla nascita di un organo popolare dotato di una propria organizzazione, di propri uffici, statuti e la propria milizia; tale organizzazione di massa, che può essere vista come una forma di partito (anche se non inserito in un moderno contesto di confronto fra partiti), spesso in contrapposizione con le corporazioni dei mercanti e artigiani noché dei nobili, era nota come il Popolo.

Lo strumento naturale adottato dal Popolo per la sua organizzazione era la Brevia.
Il governo del Popolo era composto da un consiglio di circa 12 membri, chiamati anziani, e la carica era sottoposta ad una rotazione periodica ogni 2-6 mesi.
Nei comuni dove non governava il Popolo, il controllo era nelle mani del Signore, in genere un membro molto influente dell’elite mercantile che faceva leva sulle insicurezze dei cittadini (spesso fondate su minacce esterne) nonchè sul potere prevalentemente economico per detenere il potere, relegando il Popolo al ruolo di una non ufficiale opposizione.

Lo schema piú comune della Brevia prevedeva una combinazione di sorteggio ed elezione, detta anche elezione indiretta, in cui le nomine venivano estratte attraverso il ballottaggio e le elezioni erano tenute dagli estratti con ballottaggio segreto.
É importante notare come agli elettori-estratti fosse chiesto di giurare di votare in completa indipendenza e di non rappresentare in nessun modo altre persone o gruppi di persone. Per questo la fase di votazione veniva spesso fatta isolando gli elettori nel “Conclave”.
I “Partiti”, organizzazioni di pensiero allora chiamati “Intelligenze”, erano considerati pericolosi e per questo motivo erano vietati.
Vi sono in ogni caso scritti che fanno suppore che in certi casi, membri dell’artigianato facessero parte del governo esecutivo come corpo consultivo sotto il nome di “Priorati”.

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The Political Potential of Sortition

Riporto alcune delle conclusioni tratte dal libro “The Political Potential of Sortition” di Oliver Dowlen. Questo libro contiene una buona ricerca storica dell’uso del sorteggio in politica, dagli antichi greci fino alla rivoluzione Francese. Fornisce anche alcuni strumenti attraverso il quale l’autore cerca di categorizzare i diversi usi del sorteggio presentati, dando anche un personale giudizio del suo uso come “appropriato” o meno nelle varie circostanze.

L’aspetto più significativo che è possibile dedurre da questa ricerca storiografica dell’uso del sorteggio in politica è la sua esistenza come metodo di selezione delle cariche amministrative e politiche. Oggi è poco noto, ma tali sistemi furono usati in diversi contesti storici e furono anche molto longevi. L’uso del sorteggio in politica nell’antica Atene durò circa 3 secoli, dal 594 AC, fino alla caduta di Atene nel 322 AC. A Venezia il ballottaggio fu usato dal tredicesimo secolo fino quasi al diciottesimo mentre a Firenze fu usato continuativamente dal 1328 fino al 1434, per essere poi reintrodotto parzialmente per un più breve periodo nel 1466. Le giurie popolari di tipo anglosassone invece sono presenti tutt’ora dal 1730. Infine occorre considerare che le discontinuità nel suo uso furono per lo più dovute a cause esterne, guerre, e non ad un collassamento politico interno.

Si distinguono due principali rami culturali piuttosto che un unica cultura dell’uso del sorteggio in politica, e sono quello di Atene e quello delle repubbliche medioevali Italiane. Tra questi, vi sono molti altri esempi intermedi, in ogni caso è possibile distingure due politiche distinte: quelle che facevano ampio uso del sorteggio in modo sistematico e quelle che lo usavano saltuariamente per occasioni particolari.

In generale il sorteggio ricevette poca attenzione dagli scrittori politici dell’epoca e poco delle conoscenze acquisite in entrambi i rami culturali del suo uso furono tramandate.

Per questo motivo una critica comune al sorteggio, che ancora oggi viene fatta, riguarda l’erroneo aspetto irrazionale del meccanismo di scelta, che in realtà non è né razionale, né irrazionale, in una parola “arazionale”, termine coniato dallo stesso Dowen. Questa falsa credenza accompagna ancora l’uso del sorteggio in politica nonostante che molte delle costituzioni dove il sorteggio era usato fossero molto sofisticate e razionalmente ben organizzate.

Il sorteggio non va considerato in modo isolato, anzi, storicamente fu usato in stretta combinazione con la rotazione (durata temporanea delle cariche) e altrettanto spesso in combinazione con le elezioni piuttosto che in alternativa ad esse, in modo complementare.

Infine, quella che secondo Dowen è la ragione fondamentale dell’uso del sorteggio in politica risulta essere la seguente: quello di inibire il potere che ogni individuo o gruppo di individui potrebbe cercare di esercitare sul processo di selezione.

Demarchia a Scuola

Prima di immaginare qualsiasi tipo di lista civica per un comune demarchico o camere del Senato demarchiche sarebbe bene sperimentare lo stesso principio per organizzazioni di più semplice livello. Un semplice esempio potrebbe essere la scelta del rappresentante d’istituto degli studenti.

Per poter organizzare meglio l’estrazione e far capire come funzioni il meccanismo della demarchia potrebbe essere d’aiuto la tecnologia ovvero internet. Ma andiamo con ordine.

Ad esempio immagiono una scuola di 500 studenti e di sfruttare i principi della demarchia per estrarre 3 rappresentanti.

Inizialmente saranno scelte tre persone con il compito di pubblicizzare il sistema e di avviarlo, rappresenteranno le veci dell’ipotetico gruppo dei membri estratti l’anno precedente e gestiranno la prima estrazione, dopo di che il compito di organizzare l’estrazione passerà di anno in anno ai rappresentanti uscenti.

Attraverso un sito sarebbe possibile gestire la raccolta delle idee in modo organizzato, ossia fare le veci di quel lavoro che oggi è svolto dai partiti e dalle liste, con la fondamentale differenza che invece dividerle in base a “non ben identificate e tutte uguali” correnti di pensiero le si divide semplicemente in base all’argomento.

Ogni studente sarà obbligato dal regolamento d’istituto ad esprimere uno o più pensieri e/o preferenze su alcuni argomenti che riguardano la vita scolastica scrivendole sul sito appositamente creato. Il sito sarà organizzato per argomenti e per ogni argomento saranno indicati dei punti chiave. Tali punti saranno scelti dagli organizzatori/ex rappresentanti in funzione dei problemi che si sono trovati a dover risolvere o che stanno affrontando, cioè le cose su cui i rappresentanti e quindi gli studenti sono chiamati a decidere.

Altri punti possono essere proposti dagli studenti ed essere inseriti sul sito a discrezione e per compito degli organizzatori, ossia i rappresentanti uscenti.

Ogni punto sarà caratterizzato da alcune righe di riassunto principali che precedono l’eventuale più completa descrizione. Per ogni punto sarà possibile votare, come il sistema “mi piace” di Facebook.

Una volta completata la fase di raccolta dati, sarà possibile valutare una statistica sui punti di ogni argomento.

A questo punto viene effettuata l’estrazione secondo i criteri demachici. Le persone estratte avranno l’obbligo di rappresentare gli studenti del loro istituto. Per farlo potranno avvalersi delle informazioni ricavate dal sito ma più in generale dovranno agire secondo il loro pensiero essendo statisticamente quello della maggioranza degli studenti. Per verificare questo fatto si possono usare le statistiche raccolte dal sito.

Occorre ricordare che tutto il sistema è sperimentale e ha lo scopo di sperimentare una rappresentazione democratica ma con sistema demarchico. Quindi molti punti di questo “esempio” saranno contestabili e sicuramente migliorabili ma la linea generale non cambia.

Il fatto di obbligare gli studenti estratti a fare i rappresentanti è forse un po’ forzato. Si potrebbe inserire la partecipazione alla rappresentanza tra altri compiti richiesti agli studenti, come attività supplementare come ad esempio l’acquisizione di crediti di studio in attività di tutor, rappresentante d’istituto, aiuto ricerca in laboratorio, o altri modi. Oppure il posto potrebbe essere retribuito così da spingere chi viene estratto a non rinunciare.

Vorrei che fosse obbligatorio perché altrimenti accetterebbero la posizione di rappresentante solo le persone con particolari ambizioni, che in genere per mia personale esperienza, non sono quelle di rappresentare gli studenti. Un motivo ancora più importante del perché dovrebbe essere obbligatorio è questo: gli studenti devono percepire la partecipazione alla gestione della scuola come un dovere e non solo come un diritto.

Partendo dalla scuola, si dovrebbe insegnare la partecipazione alla gestione del pubblico agli studenti così che poi le generazioni future abbiano un’idea della politica veramente democratica!

Politica vs Partitica

 

In questo articolo scrivo di come potrebbero formarsi le maggioranze all’interno del parlamento e come potrebbe svilupparsi il confronto tra i sorteggiati e del loro ruolo come decisori a fronte delle loro probabilmente limitate capacità tecniche. Il tutto in assenza totale dei partiti!

Secondo me il sistema demarchico dovrebbe in qualche modo fondersi con quello tecnocratico. Il primo dovrebbe fornire i decisori in modo trasparente e democratico, il secondo dovrebbe fornire i tecnici che diano nel modo più oggettivo possibile l’analisi delle soluzioni.

Immagino che i sorteggiati non abbiano competenze particolari ma solo opinioni politiche e integrità di pensiero, che all’interno della camera non formino maggioranza e opposizione, ma rimangano nelle loro posizioni e si votino ad un programma, strettamente personale.

Ad esempio mettiamo che ci siano 5 correnti principali di pensiero. Ogni parlamentare (sorteggiato) di ogni gruppo sarà diverso dall’altro ma avrà ovviamente opinioni più simili a quelli della sua stessa corrente (di pensiero). Ognuno avrà il suo programma su punti avanzati dai tecnici e dai sorteggiati stessi. Per ogni punto si avranno maggioranze diverse e non per forza le correnti confluiranno interamente e univocamente nella maggioranza o nell’opposizione (durante il voto di una legge o su un punto di un programma). Nei casi in cui non si formassero maggioranze nette si potrebbe pensare di dare un premio di maggioranza al gruppo più compatto e omogeneo che in qualche modo dimostri di “tenerci” di più (esistono molti modi per farlo). Vedi disegno come esempio:

Che ruolo avranno i tecnici?

Proporre i punti dei programmi, fornire dati il più oggettivi possibili e partecipare alla formulazione delle leggi che i sorteggiati intendono proporre. I membri della camera saranno sorteggiati ma i tecnici no, apparterranno alla società civile, saranno esperti di varie materie e teoricamente apolitici. Come verranno estratti i tecnici? Questo potrebbe essere un bel punto di discussione. (Un idea potrebbe essere questa. Immagino delle liste, ben organizzate in cui si possano iscrivere liberamente i professionisti di ogni categoria. Potrebbe anche essere obbligatoria l’iscrizione).

Che ruolo avranno i sorteggiati?

Prendere le decisioni nella propria coscienza. Rappresentare cioè se stessi e quindi grazie alla statistica l’intera cittadinanza, direttamente! Creare un programma che rispecchi le loro idee formulato sui punti avanzati dai tecnici, dai sorteggiati e dai cittadini ed essere fedeli solo a quello e sulla base di quello votare.

Non essendoci maggioranza e opposizione (così come le intendiamo oggi) non ci saranno ostruzionismi in parlamento ma solo parlamentari che cercheranno di esporre i loro pensieri cercando di convincere gli altri membri a sostenere le loro ragioni.

In questo modo si elimina dal sistema decisionale tutto ciò che non fa parte di esso, come quella che oggi erroneamente viene chiamata “politica”, l’arte del governare. Senza i partiti, senza gli ideali preconfezionati a cui si è obbligati a schierarsi se si vuole fare “politica”, le idee troveranno spazio liberamente nelle teste delle persone e dei sorteggiati che quelle idee e nient’altro si troveranno a discutere. Politica 1, Partitica 0.

Un possibile nuovo inizio

Ecco come mi immagino l’avvento di un Comune demarchico. E’ fantasia, immaginazione, ma è possibile. Chissà che qualche pazzo…tanti pazzi…

– Prima cosa creare la lista civica “Comune demarchico”.
– In secondo luogo occorre creare una piattaforma informatica a sostegno del sistema demarchico della lista. Per cominciare si potrebbe fare un sito modificabile come wikipedia, con un forum, organizzato per tematiche quali energia, rifiuti, turismo, trasporti e così via. I promotori della lista saranno i primi moderatori del sito e i primi organizzatori di eventi, in seguito verranno estratti periodicamente dei volontari tra gli iscritti.
– Potrebbe volerci del tempo per raccogliere un numero sufficiente di iscritti per avere un gruppo valido statisticamente e anche sufficiente numeroso e conosciuto da poter ricevere un numero sufficiente di voti per entrare in consiglio. Per questo motivo si potrebbe creare un consiglio demarchico sperimentale, per creare quello che oggi chiamiamo “governo ombra”, con lo scopo di testare il sistema di sorteggio ( ci sono varie modalità di sorteggio ) e rodare il sistema. In questo modo si potrebbe anche diffondere il concetto di demarchia, rendendo direttamente partecipi da subito gli iscritti che potrebbero in questo modo rendersi meglio conto delle capacità del sistema e pubblicizzarlo.
– Intanto nel laboratorio di idee attraverso il sito potrebbero cominciare a formarsi delle correnti di pensiero all’interno degli iscritti, con idee comuni e anche contrapposte. Alcune di queste proposte potrebbero finire in consiglio comunale, portate da membri di altre liste civiche o partitiche, sempre più povere di idee,  facendo pubblicità al gruppo della lista Comune Demarchico e stimolando i più interessati ad iscriversi e a partecipare alla vera politica.
– Potrebbe succedere che la lista abbia un numero sufficiente di iscritti da guadagnare un posto o più in consiglio comunale. A quel punto il consigliere sarà solo un portavoce dell’assemblea demarchica. La discussione in consiglio comunale non avrà più motivo di coinvolgere il consigliere della lista Comune demarchico, in quanto all’interno della sua lista già sono rappresentati i pensieri dei cittadini grazie al consiglio demarchico e alla statistica.
L’atteggiamento del consiglio demarchico in quello comunale per via del suo rappresentante Inizialmente potrebbe essere un pò più flessibile e sopratutto propositivo.
– Potrebbe succedere che nelle elezioni successive il numero di consiglieri comunali spettanti alla lista demarchica sia più elevato. A quel punto l’assemblea demarchica inizierebbe ad essere più costruttiva e decisa, limitando al minimo se non del tutto la discussione inconsiglio  comunale. Forte del voto in blocco dei suoi consiglieri la sua posizione inizierebbe a diventare importante.
– Potrebbe succedere ad un certo punto che la lista guadagni la magioranza dei consiglieri comunali. Sarebbe la fine di un sistema di potere basato su intrecci tra politica e potere e l’inizio per un vero comune demarchico. A quel punto i membri dell’assemblea demarchica non discuteranno alcun che in nessun modo con i rappresentanti delle altre liste imponendo le decisioni prese dall’organo demarchico.
– Infine si potrebbe sostituire l’assemblea demarchica a quella comunale.
Fatto, comune demarchico!

P.S.
Si potrebbe pensare che la rinuncia alla discussione all’interno dell’asseblea comunale sia una forzatura poco democratica. In realtà è necessaria a rendere reale la volontà dell’assemblea demarchica e a relegare a ruolo di portavoce il rapprensentante, che come tale per il principio di demarchia deve sparire per lasciare il posto al sorteggiato. Inoltre, occorre tenere conto che all’interno della lista Comune Demarchico non c’è una corrente di pensiero ma bensì tutte! non c’è ragione di pensare che un attuale elettore del PD piuttosto che uno del PDL di SEL o della Lega sia più portato degli altri ad iscriversi. Chiunque sia stufo della politica di oggi, qualunque idea abbia si iscrive e partecipa direttamente al dibattito sulla piattaforma informatica o semplicemente mette a disposizione il suo pensiero alla statistica.

Comune demarchico

In questo post cerco di immaginare come si potrebbe sviluppare il concetto di demarchia in quella che è la forma base dell’amministrazione di ogni stato, il centro della vita sociale e pubblica, ossia il Comune.Non è una scelta casuale, personalmente vedo l’avvento della demarchia come una rivoluzione. Nei fatti lo è in quanto consiste in un cambiamento radicale, ma è non è possibile pensare che possa prendere forma improvvisamente. Un possibile e probabile scenario è quello che vede una graduale applicazione del concetto a partire dalle forme più semplici di organizzazione, quali siti internet, social network, associazioni varie per arrivare, attraverso un processo di collaudo e accettazione, alla politica, l’obiettivo più ambito. Il luogo dove meglio si esprime la politica, quella che tocca più concretamente il cittadino, è proprio il Comune.

Da questo momento in poi sarà sottointeso il fatto che il progetto in questione richiede come fondamento una campagna d’informazione sui principi della demarchia, cosa affatto scontata in quanto è immaginabile una forte opposizione a questo sistema da parte di molti attori.

Le condizioni iniziali per l’instaurazione di un governo demarchico saranno le stesse che regolano la vita politica attuale, basata sui partiti politici e sulle elezioni.

Quindi il primo passo sarà quello di creare una lista civica, ossia un partito che porti in consiglio il sistema, per poi imporsi e imporlo al resto della politica comunale.
La lista civica, che chiameremo “Comune demarchico”, non avrà un programma condiviso dagli iscritti, ne una ideologia comune o alcun principio in particolare. L’unico concetto condiviso sarà la demarchia.
Coloro i quali si iscriveranno alla lista, lo faranno per vari motivi, primo fra tutti la convinzione delle potenzialità di un sitema demarchico. In secondo luogo la voglia di cambiare una classe politica, formata ormai da “professionisti” della politica che tendono a gestire il bene comune per i propri interessi. Infine per partecipazione. ( la Libertà, è partecipazione “Gaber”).
L’attività di propaganda che seguirà alla creazione della lista in vista delle elezioni comunali avrà il solo scopo di promuovere il sistema demarchico; non saranno favorite persone, correnti politiche, progetti comunali, siano essi meritevoli o no.

In questi termini la lista così come è concepita sembra non dare garanzia alcuna sulle prospettive future che i suoi iscritti prevedono per il comune, creando una falsa immagine di inadeguatezza che potrebbe spingere i cittadini a non votarla.
In realtà i primi aderenti alla lista e che rappresenteranno anche la maggior parte dei suoi votanti saranno proprio i suoi iscritti, che in linea teorica, a regime demarchico instaurato saranno il totale dei cittadini aventi diritto di voto.

Rimangono tante cose da chiarire.

Chi rappresenterà la lista in caso di vittoria di qualche seggio in comune?
Come è possibile avere dei rappresentanti che la pensino come me se non voto?
Quale programma? quali orientamenti? cosa faranno i rappresentanti scelti della lista?
Alcuni concetti generali rispondono a queste e ad altre domande.

L’organizzazione

La demarchia prevede la scelta dei “rappresentanti” attraverso una selezione casuale. Ma all’inizio, la lista Comune demarchico dovrà esprimere dei candidati. Essi saranno in realtà i rappresentanti dell’assemblea demarchica, selezionata a sua volta tra gli iscritti della lista e avranno il solo compito di riportare il voto deciso dal’assemblea.

I rappresentanti all’inizio verranno scelti tra gli organizzatori della lista, in seguito verranno scelti fra gli iscritti alla lista e infine fra tutti i cittadini.

Il consiglio demarchico (CD) non potrà contenere tutti gli iscritti ne tantomeno tutti i cittadini. I suoi membri saranno perciò estratti a sorte come detto prima, tra gli iscritti. Una volta formato il CD sarà l’organo decisionale inizialmente solo per la lista del “Comune demarchico”, in seguito sostituirà l’assemblema comunale.

La statistica vs votazione

La risposta a molte domande è sempre la stessa: statistica. Tutti sanno cos’è la statistica, se ne sente parlare sempre più spesso in ogni campo, ma non tutti sono consapevoli della forza della statistica e soprattutto di quanto sia democratica!
Attraverso delle votazioni, se esiste un pensiero comune tra i votanti, questo sarà quello più votato e prenderà forma grazie a dei portavoce, i rappresentanti. Allo stesso modo, se esiste un pensiero comune tra i cittadini, statisticamente i sorteggiati avranno a maggioranza lo stesso pensiero, ma non lo delegheranno a nessuno, lo rappresenteranno direttamente.
La differenza fondamentale tra i sistemi è l’efficienza. Il primo è facilmente corruttibile, dipende fortemente dalla forza dei candidati più che dalle loro idee, inoltre necessita di una forte campagna di promozione che oltre ad essere spesso fasulla e fuorviante, consuma molte energie e soldi. Tutto questo la statistica lo risparmia.

Le idee

Occorre che sia ben chiaro che le IDEE non hanno padroni, colori e tantomeno parti politiche. Troppo spesso si tende ad associare una certa corrente di pensiero o anche solo alcuni principi a partiti politici. Sbagliato.
E’ sbagliato pensare che la politica sia partitica, ordinatamente divisa in destra e sinistra, con idee e programmi di destra e sinistra e cosi via.
Le idee sono di chiunque le pensa e le condivide. Sulla base di questo, potenzialmente ogni cittadino, ma prima ogni iscritto alla lista, può avere un insieme di idee e pensieri unico, anzi quasi certamente lo avrà. Ma non sarà l’unico ad avere una certa opinione su una determinata questione.

La propaganda

Rimane da chiarire come verranno raccolte e fornite le informazioni sulle quali ogni cittadino e iscritto creerà e modificherà il suo pensiero.
Questo fattore non fa parte della demarchia di per se, la quale prevede solo la scelta dei candidati tramite sorteggio, ma è un elemento che qualunque amministrazione demarchica dovrà affrontare, in modi non per forza uguali.
Personalmente io la immagino così:
Ogni cittadino, avrà per vari motivi degli interessi particolari e probabilmente anche delle capacità e conoscenze molto vicine ai propri interessi, anche se non è detto. Sulla base di questi sarà spinto ad approffondire certi aspetti della politica piuttosto che altri. Se inoltre avrà a cuore questi temi, cerchèrà di renderli noti e di convincere con le sue tesi il pubblico. Questa è politica!
Inizialmente per organizzare meglio il sistema di informazione si potrebbe dotare la lista di un gruppo di volontari con il compito di organizzare incontri, dibattiti e tutto ciò che è necessario affinchè ogni iscritto e ogni cittadino sia in grado di informarsi in modo trasparente. Il punto è scottante in quanto la gestione dell’informazione è cruciale per gestire il potere d’influenzare le persone, per questo è necessario che i portavoce delle idee siano direttamente i cittadini interessati.
Inoltre è necessario fare in modo che la vetrina di questo “laboratorio” sia completamente trasparente. Per fare ciò può essere d’aiuto la tecnologia. Una piattaforma sullo stile di wikipedia con un forum all’altezza, gestita da personale volontario, pagato e ciclicamente cambiato può essere un’idea.

I partiti

E’ naturale che tra i cittadini non tutti avranno lo stesso carisma e in generale la stessa capacità di comunicazione. Per questo motivo immagino che attorno alle idee formulate nel “laboratorio” si creino gruppi di persone che condividono un determinato numero di idee, quelli che oggi chiamiamo “partiti”. Questi partiti, appoggieranno alcune delle idee espresse dai cittadini, creando dei “programmi” e dando un “orientamento” a questi. In questo modo favoriranno il dibattito sui temi da loro considerati importanti e in generale genereranno insieme al “laboratorio di idee”, l’opinione pubblica. Le stesse idee, gli stessi progetti potranno essere condivisi da altri “partiti”, in programmi con orientamenti diversi.
Il cittadino se interessato potrà partecipare direttamente al dibattito seguendo un “partito” piuttosto che un altro o formulando una sua corrente e più attivamente ancora mettendo in discussione le sue idee e le sue capacità nei “laboratori”.

Le differenze

Che differenza c’è allora? Le differenze ci sono e sono molto marcate. La politica, così come la intendiamo oggi è il potere. La politica, così come è stata concepita e come sono sicuro tutti vorrebbero che fosse, è dibattito, confronto, partecipazione, insomma tutto quello che non è quella odierna. Separare la politica (dibattito) dal potere è possibile solo togliendo il legame che c’è fra i politici e i governanti. La democrazia rappresentativa è uno strumento sicuramente democratico ma insufficiente. Così come si evolve l’economia, la tecnica il mondo in generale, anche la democrazia si deve evolvere, la demarchia è il futuro della democrazia.

In conlusione. L’articolo non chiarisce che cosa sia la demarchia ne cosa potrebbe essere un comune demarchico o come potrebbe formarsi. Ma l’obiettivo del post non è affatto chiarire! L’obiettivo è quello di incuriosire, stimolare. La confusione intrinseca delle mie idee penso sia di aiuto, chiunque veda cose belle o brutte tra le righe è invitato a scrivere!

Primi passi

La demarchia è una forma di democrazia alternativa alla democrazia elettiva in cui lo stato è governato da cittadini sorteggiati casualmente. I sostenitori della demarchia ritengono che essa possa risolvere alcuni dei problemi funzionali della convenzionale democrazia rappresentativa, che è ampiamente soggetta a manipolazioni da parte di interessi privati.
(da wikipedia.it, nel frattempo l’articolo ha subito qualche modifica)
Le persone del mondo occidentale sembrano sempre dare per scontato che la democrazia come la conosciamo sia l’unica possibile. E se non fosse così? E se esistessero altre forme democratiche che funzionano meglio e che attendono solo di essere messe alla prova? Noi crediamo che valga la pena almeno di esplorare le alternative. In particolare la demarchia, di cui abbiamo scritto l’articolo su wikipedia, ha catturato la nostra attenzione. Abbiamo quindi deciso di creare questo sito per cercare di raccogliere e approfondire idee a riguardo. Speriamo di ampliarlo presto. Nel frattempo invitiamo chiunque sia interessato a partecipare o voglia condividere la propria opinione sull’argomento a scrivere un commento a questo post, o a contattarci scrivendo a versolademarchia]a[gmail.com (sostituire ]a[ con @).