La Sorteggiocrazia

guerrero

“Abbiamo piú probabilitá di essere investiti da un auto andando a votare che di fare la differenza con il nostro voto. Eppure continuiamo ad andare a votare..”

É un estratto dell’articolo che trovate su Internazionale (7/13 febbraio, numero 1037, anno 21), pubblicato originariamente su Aeon Magazine con il titolo di “The Lottocracy”. Questo articolo é stato scritto da Alexander Guerrero, insegnante di filosofia ed etica medica all’Universitá della Pennsylvania.

A partire dalla tesi di Russel Brand “non andate a votare”, l’autore elabora una spiegazione alla crescente apatia della gente al voto, cercando le radici del problema con lo scopo di individuare lo strumento piú democratico e funzionale alla soluzione del problema. É cosí che citando l’antica Atene e il moderno Oliver Dowlen, Guerrero giunge alla “Sorteggiocrazia” come soluzione ideale, o perlomeno come una delle soluzioni piú promettenti per l’evoluzione della democrazia attuale.

Il contesto in cui l’autore immagina che il sorteggio venga usato, ricorda molto la “Demarchy” di John Burnheim ne “Is democracy possible?”, motivo in piú per citare questo articolo!

Il 2012 di blog.demarchia.info!

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Cos’ha fatto questo Blog?  Direi che ha aperto una finestra su un tema importante come la Democrazia.  É un blog giovane, avrá tempo di farsi sentire! Per il momento si puó dire che l’interesse sulla Demarchia c’é! in molti hanno visto le pagine, pochi peró han lasciato commenti, ma migliorerá! Sempre piú persone si fermano a pensare sulla situazione attuale e cercano alternative. Noi ci saremo col blog a dare spunto a riflessioni su uno strumento importante come il sorteggio.

Al 2013!

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

DEMARCHIA 1.0

In questo post presento quello che ho chiamato DEMARCHIA 1.0, ossia un esempio d’integrazione dell’uso del sorteggio in politica a livello nazionale.
Il sorteggio non é altro che uno strumento, da solo non é in grado di creare alcun ché, ma é uno strumento potente con alcune caratteristiche importanti che portano sempre piú persone a pensare che possa essere integrato nella societá al fine di migliorarla, renderla piú democratica. In particolare trovo che il sorteggio sia lo strumento piú egualitario e democratico che possa esserci per la selezione dei membri del Parlamento. Non altrettanto per quelli del Governo, per i quali trovo siano piú indicati dei tecnici esperti. Trovo in ogni caso sbagliato che le due cose coincidano come succede oggi e auspicherei la separazione dei ruoli tra Parlamento e Governo.

Oggi il parlamentare esprime il voto in rappresentanza di chi lo ha eletto (in teoria) mentre il ministro propone e attua (sempre grazie all’aiuto di tecnici di sua fiducia)  le soluzioni decise dal Parlamento. Trovo che sarebbe piú semplice che al posto del rappresentante ci sia direttamente il cittadino mentre al posto del “ministro che chiede al tecnico” ci sia il tecnico.

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L’evoluzione del Sorteggio

L’uso del sorteggio in politica é vecchio come l’uomo e fa parte della sua storia. Non é facile argomentare approfonditamente l’evoluzione di questo sistema, un pó per la carenza di informazioni, un pó per lacune personali. Tuttavia credo di essere in grado di descrivere quella che puó essere considerata come la probabile storia dell’evoluzione del sorteggio in politica che seppur imprecisa non discosterá molto dalla realtá:

Immagino che le prime forme di governo delle societá derivarono dalla legge naturale del piú forte. Nei Clan i membri piú influenti del gruppo venivano accettati come leader occasionali (nella caccia o per la guerra) in quanto dotati di capacitá tecniche e decisionali superiori e per ció riconosciuti come guida. Inoltre il flusso di informazioni assorbito dal Clan era relativamente modesto e le informazioni facilmente fruibili attraverso contatti diretti con gli stessi membri dai leader stessi.

Con l’allargarsi delle tribú le difficoltá aumentarono sotto ogni aspetto. Nacqueró nuove attivitá, nuove tecnologie e l’amministrazione della societá divenne sempre piú complessa anche per l’incapacitá sia di reperire che di elaborare tutte le informazioni a disposizioni della tribú.

Forse é cosí che venne a formarsi l’immagine del leader come figura distaccata dal resto del gruppo, una figura complessa allo stesso tempo rispettata e temuta, inizialmente divina. Tale posizione richiedette la creazione di un’organizzazione sociale piú soffisticata per la gestione del “potere”, ossia un’evoluzione dell’antica legge del piú forte. La religione, che da sempre ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo ha probabilmente portato a pensare gli stessi uomini che solo un potere superiore fosse in grado di risolvere questo problema, la divina “sorte”. In alcune delle societá che non vedevano la reincarnazione degli dei nei loro Re, puó darsi che il sorteggio fosse usato per la selezione di alcune cariche e percepito come scelta divina.

É probabile che in alcune societá venne deciso di usare il sorteggio proprio per scegliere alcuni incarichi pubblici, ossia che riguardavano l’amministrazione della societá. Immagino che ció possa essere avvenuto a seguito di abusi di poteri da parte dei precedenti Capi o Imperatori e nell’incapacitá di decidere i “migliori” prima dell’avvento di un altro potente la societá abbia lasciato la scelta  al divino, manifestata sotto forma del sorteggio. In questo caso il sorteggio aveva molti pregi, primo fra tutti il rispetto di una “voce superiore”, che almeno inizialmente ed in parte riduceva gli scontri per la lotta al potere. Immagino che queste caratteristiche si tradussero in piú stabilitá e periodi di pace prolungati che portarono altri gruppi ad addottare la stessa tecnica.

Fu cosí che uno di questi gruppi, chiamiamoli gli Ateniesi, divenne una societá complessa ed evoluta che all’interno della sua cultura aveva anche e non solo la conoscenza dell’uso del sorteggio. L’evoluzione tecnica e culturale della societá portó al superamento della dimensione “divina” del sorteggio, che venne riconosciuto anche come strumento antropico utile al conseguimento di molti scopi. Ma fu nelle sue applicazioni sociali che il sorteggio dimostrava meglio le sue proprietá, le stesse che ancora oggi si studiano: la prevenzione della corruzione e del dominio da parte di gruppi di potere, la riduzione dei conflitti ecc… Queste caratteristiche erano ormai note, ma l’avanzata societá greca, che tra l’atro ha inventato la filosofia, fu anche in grado di riconoscere nel sorteggio alcune caratteristiche democratiche tra cui l’uguaglianza tra i membri, il che portava anche ad un aumento della partecipazione con un miglioramento della qualitá della democrazia stessa. Fu l’inizio dell’uso razionale del sorteggio, anche se non totalmente distaccato dalla religione.

Successivamente all’apice d’avanzamento greco, l’evoluzione sociale delle societá seguí un andamento altalenante. Il sorteggio venne storicamente usato in molte occasioni parallamente ad altri metodi di selezione, un esempio sono i comuni rinascimentali italiani dove peró la veste “divina” fu quasi totalmente sostituita da quella “razionale”. In generale, di pari passo con l’evoluzione della scienza anche l’amministrazione della societá seguí un indirizzo sempre piú razionale. Fu forse per questo motivo che nel momento in cui le societá raggiunsero la maturitá sociale greca il sorteggio fu lasciato da parte per l’elezione. L’idea di lasciare alla sorte la scelta di importanti cariche appariva in contrasto con il raziocinio, il che portó a pensare che il voto fosse ugualmente democratico e piú razionale. Montesquieu e Rousseau discussero a tal proposito ponendo le basi della rivoluzione francese che faticosamente fece a meno del sorteggio. Ne é prova l’esistenza di piú proposte di riforme che facevano uso del sorteggio (allora il sorteggio era conosciuto al popolo come uno strumento democratico).

Oggi é possibile comprendere in modo piú profondo le implicazioni dell’uso del sorteggio nella politica, intesa come arte del governo della societá.
É  per questo che l’uso del sorteggio appare ancor piú razionale, grazie alla statistica infatti siamo in grado di comprenderne la caratteristica della rappresentanza descrittiva. Ma c’é dell’altro, c’é la comprensione della necessitá di un elemento, che non soffra dei difetti né goda delle proprietá umane. Uno strumento dunque che non sia né razionale né irrazionale, né buono né cattivo, semplicemente fuori dalla portata dell’intervento umano, estraneo ad ogni logica politica, inattaccabile, incorruttibile, perfettamente egualitario.

Il sorteggio.

Come puó il sorteggio contribuire a migliorare la Politica?

Cito direttamente un punto di discussione affrontato nel Workshop di Dublino ossia in che modo puó il sorteggio migliorare la Politica? Di seguito riporto le caratteristiche inizialmente considerate piú importanti che sono state in seguito esplorate piú approfonditamente:

a) Rappresentanza descrittiva, ossia la capacitá del sorteggio di riprodurre un “mini popolo” che rispetti fedelmente in modo statistico la popolazione.

b) Prevenzione della corruzione e/o dominio da parte di gruppi di potere.

c) Riduzione dei conflitti, ossia un mitigamento della competizione eccessiva.

d) Controllo degli estremismi politici.

e) Giustizia distributiva, ossia uguaglianza.

f) Partecipazione.

g) Rotazione. Punto questo che non per forza é esclusivo del sorteggio.

h) Effetti psicologici, quali trasparenza del sistema e altri.

Questa lista é solo un esempio che puó dare uno spunto per alcune riflessioni sull’uso del sorteggio in politica. Essa puó essere vista come una serie di fattori che sono influenzati dall’uso del sorteggio in politica e che insieme ad esso possono contribuire a migliorare la democrazia attuale.

Un elemento che non fa parte della lista ma che trovo abbia un ruolo fondamentale ma che purtroppo non é stato affrontato nel workshop é l’informazione.

Trovo che questo punto sia molto importante, per questo meriterá un articolo a se ben ponderato, prossimamente.

Demarchia 1.0

A seguito del workshop che ho avuto il piacere di seguire “The Lottery as a Democratic Insitution” a cui hanno partecipato alcuni tra i piú attivi ricercatori nello studio dell’uso del sorteggio in politica, ho sentito l’urgenza di esprimere alcune idee che trovo fondamentali.

Occorre considerare che sebbene il sorteggio sia stato usato con successo in passato (basti ricordare i 200 anni in cui fu usato ad Atene) ad oggi sono pochi gli esempi pratici e altrettanto carente risultano anche essere le basi teoriche sulla quale si stanno concentrando gli sforzi dei ricercatori.

Nonostante ció, personalmente trovo che il “Sorteggio” per quanto potente, rappresenti solo uno strumento che da solo non é in grado di migliorare in maniera sostanziale la democrazia attuale. Pertanto trovo sia necessario ed importante esplorare quello che potrebbe essere il contesto piú auspicabile di “Democrazia” al fine di stabilire un “Obiettivo”, che per quanto generale crei la base sulla quale esplorare le proprietá del sorteggio. Ossia: usare il sorteggio a livello locale (piccoli gruppi) o nazionale (grandi gruppi)? In contrapposizione o insieme alle elezioni? Ecc.

Per questo motivo ho deciso di creare un video che desse un’immagine di come io penso debba essere una forma di democrazia auspicabile.

Il Sorteggio nel Rinascimento Italiano: Lo Scrutinio a Firenze

Lo Scrutinio.
piú precisamente detto “scrutinio e tratta”, é un sistema usato nel quattordicesimo secolo, in un periodo dove i comuni erano prevalentemente guidati dai Signori e vi erano poche repubbliche. Alcuni dei comuni che adottarono questo sistema furono Orvieto, Siena, Pistoia, Perugia e Lucca. Il sistema piú longevo e conosciuto é peró quello di Firenze.
Lo Scrutinio, é l’inverso della Brevia e consiste nella regolare estrazione delle cariche da un bacino di nomine precedentemente elette. Era usato appunto per la consegna periodica delle nomine, specie degli alti magistrati, in combinazione con un sistema di rotazione delle cariche con periodi relativamente brevi, circa 6-12 mesi. Come nacque lo scrutinio?

Il Comune di Firenze fu fondato nel 1138. Esso era diretto da un “Consiglio” di 200 membri, affiancati da un “Parlamento” popolare composto dai cittadini.
Intorno al 1170 il comune soffrí un periodo di ripetuti disordini a causa della rivalitá tra le due piú influenti famiglie fiorentine dell’epoca, gli Uberti e i Donati.
Il primo “Podestá” fu insidiato nel 1202 mentre la separazione tra Guelfi e Ghibellini inizió nel 1216. Come molti dei comuni del tredicesimo secolo anche Firenze fu governata per un periodo, tra il 1250 e il 1260, dal governo del “Popolo”, chiamato Primo Popolo. Esso si concluse con un colpo di stato Ghibellino appoggiato da Siena. In seguito ad un periodo marcato dall’alternanza di diversi governi, nel 1292 un governo popolare guidato dalla Gilda (corporazione degli artigiani) emanó la “Ordinanza di Giustizia” che impediva aglia aristrocratici (Magnati) di occupare cariche pubbliche, e introdusse l’ufficio dei “Gonfalonieri di Giustizia”, una organo che controllava la milizia cittadina.

Questo periodo vede l’avvento di una nuova classe sociale, i “Popolani”, composti da ricchi mercanti e banchieri.
Tra il 1290 e il 1301 la lotta tra Guelfi e Ghibellini si fece piú aspra, con la scissione dei primi in Guelfi Bianchi che supportavano l’Ordinanza e Guelfi Neri che invece la opponevano. La vittoria di quest’ultimi, grazie all’appoggio del principe francese Charles de Volois, segna il declino del potere della Gilda e conseguentemente dei Guelfi Bianchi nonché del Popolo, e la forte ascesa dei Popolani.
Quest’ultimi infatti, pur non abrogando l’Ordinanza, scesero a patti con l’aristocrazia dei Magati per opporsi al ritorno di una repubblica popolare.

A partire dal 1291 viene introdotto un nuovo schema di selezione delle cariche detto “Imborsazione”, che consisteva nell’elezione del numero sufficiente di nomine per un intero anno, tenendo conto delle rotazione bimestrali, che venivano imborsate. Tali nomine venivano poi estratte ogni volta si presentasse un posto vacante.
Inoltre, per gestire situazioni d’emergenza, furono convocate le “Balie”, commissioni speciali nominate dalla Signioria con il compito di governo.Tra il 1291 e il 1238 le Balie furono regolarmente usate.

Nel 1328 fu introdotta la riforma elettorale che riformó gli uffici e i metodi di selezione delle cariche nel sistema che fu definito Scrutinio e Tratta, e che fu usato a Firenze per circa 150 anni con piccole modifiche nel tempo. Il sistema [ ben riassunto dal seguente schema.

– SIGNORIA: composta da 6 priori + il Gonfaloniere della Giustizia.
– CAPITANO DELLA PARTE GUELFA: residuo del “Partito Guelfo”, diventerá espressione della societá civile.
– 5 DELLA MERCANZIA: i 5 membri piú influenti della Gilda Fiorentina.
– GONFALONIERI DELLA GIUSTIZIA: alto magistrato, equivalente del capo di stato.
– GONFALONIERI DELLA COMPAGNIA:  16 membri della milizia civile.

La riforma che uní il sorteggio al sistema elettivo, forniva un sistema molto bilanciato che impediva ad una famiglia o ad un gruppo di famiglie, di detenere il potere in modo permanete. A rinforzare tale sistema vi era il “sacco dei Remissi”, nel quale venivano gettati i nomi degli estratti che avessero giá un familiare a ricoprire una delle cariche. Tale sistema fu chiamato “Divieto”.
Gli unici a conoscere i nomi nella borsa erano gli “Accoppiatori” che peró erano votati al segreto. Nel 1443, grazie alla forte influenza che detenevano sui membri piú influenti della cittá, ad una strategia di “Stato nello Stato” , nonché ad una dose di fortuna, la famiglia dei Medici riuscí a porre la sua egemonia e a sovverchiare il sistema, governando di fatto come un solo signore.
Fu la fine di un periodo florido durato 150 anni. A seguito della caduta dei Medici, fu fondata la seconda Repubblica, che reintrodusse una forma di Scrutinio, anche se fu meno longeva.

Il Sorteggio nel Rinascimento Italiano: La Brevia

Per dimostrare il proprio potere, i membri piú influenti della cittá erigevano torri sempre piú alte.

Uno dei due principali rami culturali che sono storicamente alla base dell’uso del sorteggio in politica è rappresentato da due schemi, la Brevia e lo Scrutinio, usati dalle repubbliche italiane del Rinascimento.

A differenza del primo ramo, quello rappresentato dall’esperienza di Atene tra il quinto e il terzo secolo AC, il contesto storico e politico di questo periodo è molto meno stabile, caratterizzato da rapidi cambiamenti di regime e forti divisioni politiche interne (fazioni).
In questo più difficile contesto il sorteggio è stato usato in diversi modi con diverse procedure per lo più in risposta a problemi particolari.

La Brevia.
era una forma di elezione indiretta attraverso la quale un ristretto gruppo di ELETTORI veniva scelto per mezzo del SORTEGGIO, i quali poi votavano le nomine per le varie cariche.
Fu una delle forme di elezione più usata nei comuni del nord d’Italia tra il dodicesimo ed il tredicesimo secolo DC.
In particolare la Brevia fu adottata dal POPOLO per la selezione del gruppo di elettori o anche per la diretta NOMINA delle cariche del Popolo stesso.

In questo periodo parallelamente al crescere delle attività mercantili e di artigianato vennero a crearsi i COMUNI. Essi nacquero dal consolidamento di queste nuove classi lavoratrici grazie a dei “patti politici” simili a dei giuramenti, fatti tra gli abitanti, i quali prevedevano il rispetto delle leggi e delle istituzioni nascenti al fine di facilitare il normale svolgimento delle attività della comunità. Il governo del comune era affidato dalla comunità a ristretti gruppi di abitanti particolarmente rispettati, in genere composti da mercanti e artigiani, chiamati “buoni uomini”. Con l’espansione dei comuni divenne necessario un più complesso sistema di governo. Nacquero così i primi Consigli, alcuni dei quali arrivavano a contare circa 600 membri, in alcune circostanze scelti attraverso la Brevia.
Ben presto peró, all’interno delle comunità vennero a formarsi delle fazioni, in genere guidate dalle famiglie più influenti, che portarono inevitabilmente a scontri e dissidi, intensificati dal conflitto tra Guelfi e Ghibellini.
La ricerca di un autorità imparziale in grado di risolvere i conflitti interni portò alla creazione della figura del Podestà. Egli gestiva temporaneamente il potere del consiglio in occasioni particolari quali le nomine delle cariche amministrative nonchè dei magistrati. Per garantire la massima imparzialità era assunto da un comune limitrofo.

Il Popolo.
Nonostante le misure adottate, le crisi di autorità si fecero più pressanti. La necessità, sentita dalle comunità di difendere le istituzioni dall’uso arbitrario da parte dei membri più influenti della stessa, portò alla nascita di un organo popolare dotato di una propria organizzazione, di propri uffici, statuti e la propria milizia; tale organizzazione di massa, che può essere vista come una forma di partito (anche se non inserito in un moderno contesto di confronto fra partiti), spesso in contrapposizione con le corporazioni dei mercanti e artigiani noché dei nobili, era nota come il Popolo.

Lo strumento naturale adottato dal Popolo per la sua organizzazione era la Brevia.
Il governo del Popolo era composto da un consiglio di circa 12 membri, chiamati anziani, e la carica era sottoposta ad una rotazione periodica ogni 2-6 mesi.
Nei comuni dove non governava il Popolo, il controllo era nelle mani del Signore, in genere un membro molto influente dell’elite mercantile che faceva leva sulle insicurezze dei cittadini (spesso fondate su minacce esterne) nonchè sul potere prevalentemente economico per detenere il potere, relegando il Popolo al ruolo di una non ufficiale opposizione.

Lo schema piú comune della Brevia prevedeva una combinazione di sorteggio ed elezione, detta anche elezione indiretta, in cui le nomine venivano estratte attraverso il ballottaggio e le elezioni erano tenute dagli estratti con ballottaggio segreto.
É importante notare come agli elettori-estratti fosse chiesto di giurare di votare in completa indipendenza e di non rappresentare in nessun modo altre persone o gruppi di persone. Per questo la fase di votazione veniva spesso fatta isolando gli elettori nel “Conclave”.
I “Partiti”, organizzazioni di pensiero allora chiamati “Intelligenze”, erano considerati pericolosi e per questo motivo erano vietati.
Vi sono in ogni caso scritti che fanno suppore che in certi casi, membri dell’artigianato facessero parte del governo esecutivo come corpo consultivo sotto il nome di “Priorati”.

The Political Potential of Sortition

Riporto alcune delle conclusioni tratte dal libro “The Political Potential of Sortition” di Oliver Dowlen. Questo libro contiene una buona ricerca storica dell’uso del sorteggio in politica, dagli antichi greci fino alla rivoluzione Francese. Fornisce anche alcuni strumenti attraverso il quale l’autore cerca di categorizzare i diversi usi del sorteggio presentati, dando anche un personale giudizio del suo uso come “appropriato” o meno nelle varie circostanze.

L’aspetto più significativo che è possibile dedurre da questa ricerca storiografica dell’uso del sorteggio in politica è la sua esistenza come metodo di selezione delle cariche amministrative e politiche. Oggi è poco noto, ma tali sistemi furono usati in diversi contesti storici e furono anche molto longevi. L’uso del sorteggio in politica nell’antica Atene durò circa 3 secoli, dal 594 AC, fino alla caduta di Atene nel 322 AC. A Venezia il ballottaggio fu usato dal tredicesimo secolo fino quasi al diciottesimo mentre a Firenze fu usato continuativamente dal 1328 fino al 1434, per essere poi reintrodotto parzialmente per un più breve periodo nel 1466. Le giurie popolari di tipo anglosassone invece sono presenti tutt’ora dal 1730. Infine occorre considerare che le discontinuità nel suo uso furono per lo più dovute a cause esterne, guerre, e non ad un collassamento politico interno.

Si distinguono due principali rami culturali piuttosto che un unica cultura dell’uso del sorteggio in politica, e sono quello di Atene e quello delle repubbliche medioevali Italiane. Tra questi, vi sono molti altri esempi intermedi, in ogni caso è possibile distingure due politiche distinte: quelle che facevano ampio uso del sorteggio in modo sistematico e quelle che lo usavano saltuariamente per occasioni particolari.

In generale il sorteggio ricevette poca attenzione dagli scrittori politici dell’epoca e poco delle conoscenze acquisite in entrambi i rami culturali del suo uso furono tramandate.

Per questo motivo una critica comune al sorteggio, che ancora oggi viene fatta, riguarda l’erroneo aspetto irrazionale del meccanismo di scelta, che in realtà non è né razionale, né irrazionale, in una parola “arazionale”, termine coniato dallo stesso Dowen. Questa falsa credenza accompagna ancora l’uso del sorteggio in politica nonostante che molte delle costituzioni dove il sorteggio era usato fossero molto sofisticate e razionalmente ben organizzate.

Il sorteggio non va considerato in modo isolato, anzi, storicamente fu usato in stretta combinazione con la rotazione (durata temporanea delle cariche) e altrettanto spesso in combinazione con le elezioni piuttosto che in alternativa ad esse, in modo complementare.

Infine, quella che secondo Dowen è la ragione fondamentale dell’uso del sorteggio in politica risulta essere la seguente: quello di inibire il potere che ogni individuo o gruppo di individui potrebbe cercare di esercitare sul processo di selezione.

Demarchia a Scuola

Prima di immaginare qualsiasi tipo di lista civica per un comune demarchico o camere del Senato demarchiche sarebbe bene sperimentare lo stesso principio per organizzazioni di più semplice livello. Un semplice esempio potrebbe essere la scelta del rappresentante d’istituto degli studenti.

Per poter organizzare meglio l’estrazione e far capire come funzioni il meccanismo della demarchia potrebbe essere d’aiuto la tecnologia ovvero internet. Ma andiamo con ordine.

Ad esempio immagiono una scuola di 500 studenti e di sfruttare i principi della demarchia per estrarre 3 rappresentanti.

Inizialmente saranno scelte tre persone con il compito di pubblicizzare il sistema e di avviarlo, rappresenteranno le veci dell’ipotetico gruppo dei membri estratti l’anno precedente e gestiranno la prima estrazione, dopo di che il compito di organizzare l’estrazione passerà di anno in anno ai rappresentanti uscenti.

Attraverso un sito sarebbe possibile gestire la raccolta delle idee in modo organizzato, ossia fare le veci di quel lavoro che oggi è svolto dai partiti e dalle liste, con la fondamentale differenza che invece dividerle in base a “non ben identificate e tutte uguali” correnti di pensiero le si divide semplicemente in base all’argomento.

Ogni studente sarà obbligato dal regolamento d’istituto ad esprimere uno o più pensieri e/o preferenze su alcuni argomenti che riguardano la vita scolastica scrivendole sul sito appositamente creato. Il sito sarà organizzato per argomenti e per ogni argomento saranno indicati dei punti chiave. Tali punti saranno scelti dagli organizzatori/ex rappresentanti in funzione dei problemi che si sono trovati a dover risolvere o che stanno affrontando, cioè le cose su cui i rappresentanti e quindi gli studenti sono chiamati a decidere.

Altri punti possono essere proposti dagli studenti ed essere inseriti sul sito a discrezione e per compito degli organizzatori, ossia i rappresentanti uscenti.

Ogni punto sarà caratterizzato da alcune righe di riassunto principali che precedono l’eventuale più completa descrizione. Per ogni punto sarà possibile votare, come il sistema “mi piace” di Facebook.

Una volta completata la fase di raccolta dati, sarà possibile valutare una statistica sui punti di ogni argomento.

A questo punto viene effettuata l’estrazione secondo i criteri demachici. Le persone estratte avranno l’obbligo di rappresentare gli studenti del loro istituto. Per farlo potranno avvalersi delle informazioni ricavate dal sito ma più in generale dovranno agire secondo il loro pensiero essendo statisticamente quello della maggioranza degli studenti. Per verificare questo fatto si possono usare le statistiche raccolte dal sito.

Occorre ricordare che tutto il sistema è sperimentale e ha lo scopo di sperimentare una rappresentazione democratica ma con sistema demarchico. Quindi molti punti di questo “esempio” saranno contestabili e sicuramente migliorabili ma la linea generale non cambia.

Il fatto di obbligare gli studenti estratti a fare i rappresentanti è forse un po’ forzato. Si potrebbe inserire la partecipazione alla rappresentanza tra altri compiti richiesti agli studenti, come attività supplementare come ad esempio l’acquisizione di crediti di studio in attività di tutor, rappresentante d’istituto, aiuto ricerca in laboratorio, o altri modi. Oppure il posto potrebbe essere retribuito così da spingere chi viene estratto a non rinunciare.

Vorrei che fosse obbligatorio perché altrimenti accetterebbero la posizione di rappresentante solo le persone con particolari ambizioni, che in genere per mia personale esperienza, non sono quelle di rappresentare gli studenti. Un motivo ancora più importante del perché dovrebbe essere obbligatorio è questo: gli studenti devono percepire la partecipazione alla gestione della scuola come un dovere e non solo come un diritto.

Partendo dalla scuola, si dovrebbe insegnare la partecipazione alla gestione del pubblico agli studenti così che poi le generazioni future abbiano un’idea della politica veramente democratica!