«Camera dei cittadini» sorteggiata: proposta di Michele Ainis sul Corriere

Segnalo che il 2 Gennaio è uscito sul Corriere della Sera un articolo a firma di Michele Ainis in cui il costituzionalista propone di formare una delle due camere tramite sorteggio. Elabora ulteriormente in un successivo articolo, in cui sembra ancora più convinto della sua idea. Data la discreta visibilità del pezzo è una buona occasione per analizzare la reazione del pubblico se confrontata con l’idea di un organo di governo sorteggiato. Sto ancora esplorando la reazione del web, ma sembra in generale positiva, l’articolo ha ricevuto 239 condivisioni su Facebook e si trovano diversi blog e siti di informazione che lo citano. La prima impressione è che, sebbene la proposta è generalmente vista come molto utopica e principalmente provocatoria, l’opinione di cui gode l’attuale classe politica è tale che qualsiasi alternativa è vista come potenzialmente migliore.

Statistica nella Demarchia

In questo articolo cerco di fare qualche osservazione sulla statistica che sta dietro al funzionamento della demarchia. Una apparente debolezza di un organo demarchico è rappresentato dalla casualità con cui sono scelti i suoi componenti, e quindi l’impossibilità di assicurare con certezza un risultato democratico. Cercherò di mostrare come questo non dovrebbe preoccupare, e come la demarchia assicuri in ogni caso una molto maggiore probabilità di rappresentare in modo accurato i cittadini di quanto non facciano le attuali democrazie elettive.

Possiamo supporre di volerci avvicinare il più possibile ad una rappresentanza ideale nella quale ogni possibile opinione in cui crede una maggioranza nei cittadini sia anche l’opinione della maggioranza dei rappresentanti, nel momento in cui essi vengono sorteggiati. Si potrebbe obiettare che esistono situazione migliori di quella che ho descritto come ideale, per esempio da alcuni potrebbe essere considerata auspicabile una situazione dove sono sovrarappresentate le opinioni di persone più intelligenti (qualsiasi significato si dia al concetto d’intelligenza) o più altruiste o che rispondano a qualche altro criterio. Credo che la mia definizione di rappresentanza ideale offra un buon punto di partenza che ha il vantaggio di essere semplice e democratico.

La legge dei grandi numeri ci dice che più grande è il numero di sorteggiati più alta sarà la probabilità di avvicinarsi a questa situazione ideale, senza poterla mai raggiungere con certezza. Per motivi pratici dovremo limitare il numero massimo di sorteggiati. Quello che ci interessa fare è quindi quantificare quanto in situazioni realistiche ci allontaneremo dalla rappresentanza ideale e quanto ci si avvicinano le moderne democrazie elettive.

Parto da un’esempio numerico per rassicurare sull’impossibilità delle situazioni più estreme. Supponiamo di estrarre 50 elettori italiani a sorte, quale è la probabilità di selezionare solo persone che hanno votato la Lega alle ultime elezioni politiche? La risposta è meno di uno su 100 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000, se invece che 50 estraessimo 51 rappresentanti lo stesso evento sarebbe un ulteriore 10 volte meno probabile. Probabilità così piccole dovrebbero tranquilizzare chiunque, se qualcuno ancora non è convinto basta pensare al fatto che senz’altro è molto più probabile che gli esseri umani si estinguano nel giro di un anno. Ora chiaramente il problema non si ha solo se vengono sorteggiati soltanto leghisti, ma per esempio anche se i leghisti, che rappresentano intorno al 10% dei cittadini, formano una maggioranza tra i sorteggiati e lo stesso ragionamento vale anche per tutti gli altri partiti e qualsiasi altra opinione di una ristretta minoranza. Per cui cercheremo di riformulare il problema in modo da poter trarre conclusioni più generali sull’effettiva bontà del sistema.

Inanzitutto va notato che nel caso in cui il numero di favorevoli e di contrari è quasi pari è facile che la demarchia dia risultati diversi da quelli che darebbe una rappresentanza ideale. Questo non è antidemocratico quanto potrebbe sembrare, perché comunque le due fazioni sono quasi numerosi uguali e perché è inevitabile che in un sistema complesso ci sia una componente casuale che non si può controllare, ciò è vero anche per il sistema democratico attuale. Per esempio c’è la probabilità non nulla di subire un colpo di stato (in tutti e due i sistemi a dire il vero), di avere tv e altri media che influenziano in misura maggiore o minore il voto, crisi e catastrofi naturali che possono aiutare a dare ai governatori uscenti un’immagine di incapaci o di eroi. Inoltre i sistemi elettorali in quasi tutte le democrazie elettive sono non proporzionali e quindi modificano la rappresentanza in modo abbastanza arbitrario a seconda di fattori come la distribuzione dei collegi elettorali e di come i partiti e i deputati decidono di allearsi. Tanto che nel 1951 nel Regno Unito i Conservatori si assicurano una maggioranza in parlamento nonostante aver ottenuto meno voti dei Laburisti. Potrebbero anche esserci buone ragioni per queste variazioni, come creare governi più stabili, o più intraprendenti, ma va osservato che in ogni caso una componente arbitraria è inevitabile. Un grosso vantaggio della demarchia è che essa si discosta dal modello ideale in modo assolutamente casuale senza che nessuno possa sfruttare questo fatto per i propri scopi. Le elezioni invece si discostano da una rappresentazione precisa del volere dei cittadini per colpa di fattori che possono essere influenzati in varia misura dall’esterno (per esempio dai media, dalle lobby o dalla classe politica in carica).

Un’altro vantaggio della demarchia è poter quantificare con precisione quanto ci si discosta dai risultati ideali, e si possono facilmente aumentare i numeri di rappresentanti per ottenere risultati accettabili. La seguente tabella descrive quanto è probabile che un organo demarchico approvi una singola misura che nel caso ideale avrebbe una minoranza del 48%, del 45%, del 40% o del 30%, rispettivamente

probabilità che una misura passi

se in un caso ideale avrebbe il:

48% dei voti 45% dei voti 40% dei
voti
30% dei
voti

con 100 sorteggiati

30,8% 13,5% 1,7% 0,001%

con 1000 sorteggiati

9,7% 0.06% 0,0000 00007% 0,00000000000000000 00000000000000003%

Si potrebbe anche richiedere un maggiore consenso, nella forma di una maggioranza maggiore del 50%, in modo da rendere meno probabile l’approvazione di misure di minoranza. Bisogna considerare anche che questo potrebbe, se si esagera, rendere più inefficiente l’organo demarchico; un diffetto simile si potrebbe avere con un numero troppo alto di sorteggiati.

Fin’ora ho ignorato gli astenuti, ma nel caso in cui questi sono pochi le osservazioni fatte non cambiano molto, mentre nel caso in cui il loro numero è rilevante (con numeri dell’ordine del 50%) si può supporre che la maggioranza delle persone è soddisfatta di qualsiasi soluzione.

In questa discussione ho sempre considerato gli eletti come individui che portano le idee e le opinioni dei cittadini in parlamento, e si fanno loro portavoce, una discussione aggiuntiva andrà fatta per affrontare la visione secondo la quale i parlamentari non sono rappresentanti ma esperti scelti dai cittadini per le loro capacità e non (solo) per le loro idee.

All’estero?

L’idea di un Senato i cui membri sono estratti a sorte non nasce certo da questo blog, né dai suoi creatori. In altri paesi ci sono gruppi di persone che discutono di questi temi da ben prima di noi, riuscendo a creare gruppi di discussione come in Australia e pure dei movimenti di vera politica come in Inghilterra. Proprio qui è stato proposto il “Senate drawn by lot”:

http://www.guardian.co.uk/politics/2011/jul/31/public-jury-campaign-feral-elite

Senato estratto a sorte

Questo modello amministrativo prende spunto dal lavoro di Alex Zacaras, professore di scienze politiche all’università del Vermont (USA)[1].
Lo studio sopra citato può essere visto come una rivisitazione del modello già usato dai greci nella città stato di Atene. L’idea è semplice e relativamente di facile applicazione e consiste nella sostituzione di una camera di rappresentanti, il Senato, con una composta da cittadini estratti a sorte.I poteri del Senato saranno comunque limitati in quanto il suo scopo sarà quello di vigilare sull’operato della Camera. I membri saranno estratti tra i cittadini adulti e incensurati e riceveranno uno stipendio pari al doppio dello stipendio medio. Il potere del Senato si limiterà dunque al veto o all’approvazione delle leggi varate dalla Camera, composta invece da rappresentanti eletti. Le leggi verranno quindi ratificate dall’organo demarchico o selezionate per un ulteriore approfondimento. Nel secondo caso una comissione apposita verrà sorteggiata tra i membri del Senato e avrà il compito di studiare la legge nei dettagli attraverso l’ausilio di tecnici competenti in seguito al quale verrà redatta una relazione per tutti i membri del Senato che a questo punto voteranno, secondo propria coscienza, per approvare o respingere la legge.Il Senato così formato risulterà rappresentativo della popolazione, i suoi membri rispecchieranno politicamente quelli eletti alla Camera, ma non saranno organi di partito. Questo fatto non può che migliorare il livello di democrazia del sitema riducendo il potere dei partiti mantenendo però lo stesso assetto politico.Cito alcuni argomenti a favore e contro in parte presi dal sito newDEMOCRACY.
Tra i vantaggi c’è sicuramente quello dei costi della politica. A partire dallo stipendio dei membri del senato, ma tenendo conto soprattutto di tutte le risorse risparmiate nella campagna di propaganda e nelle votazioni. Poi vi è l’introduzione di un nuovo livello di discussione, più vicino al livello della gente comune e finalmente libero dai politicismi.
Tra gli svantaggi potrebbe esserci una carente motivazione delle persone in cariera o con famiglia ad accettare l’incarico. Si potrebbe obiettare inoltre che le persone estratte probabilmente non avranno le competenze necessarie per svolgere tale compito. Nel complesso, è difficile trovare forti argomentazioni contro.

Ci sono molti vantaggi che possono essere discussi, ma quello che che conta di più è l’introduzione di un organo demarchico al govero. Questo sistema rappresenta l’inizio di un cambiamento. Perché ciò avvenga sono necessarie molte condizioni, prima fra tutte l’informazione, al fine di rompere lo stato di apatia in cui si trova la democrazia, congelata al sistema elettivo come se fosse l’unica forma possibile. L’ingresso di un Senato estratto a sorte in un sistema elettivo rappresenterà anche il terreno di prova della Demarchia, il sistema che in linea teorica ritengo essere la miglior forma di democrazia, che storicamente non è mai (o quasi) stata applicata.

L’avvento di una Camera demarchica potrebbe essere molto in là a venire, ma non è detto,
il momento giusto sta arrivando, dovremo farci trovare pronti!

[1]. Zakaras, A. Lot and Democratic Representation: A Modest Proposal Constellations Vol 17, No.3, 2010 Oxford: Blackwell Publishing.

Democrazia della demarchia

La Demarchia si basa su un concetto: la selezione della classe dirigente attraverso il sorteggio. Così come la democrazia di oggi, anche la demarchia è una forma di democrazia rappresentativa. La differenza fondamentale sta nell’uso della statistica. Apparentemente il nuovo sistema sembra essere meno democratico di quello attuale. Oggi è opinione comune che il “voto” sia sinonimo di democrazia, che l’unica via veramente democratica passi per le mani del cittadino attraverso le elezioni, ma non è così. La società è un organismo complesso, il suo comportamento è sensibile a stimoli molto spesso irrazionali ed è contemporaneamente condizionato da molti fattori, i mass media tra tutti. In quest’ottica, il “voto” sembra più un falso sistema di controllo, un ingranaggio di una macchina più grande che sfrutta l’immagine democratica del voto. I poteri in grado di influenzare la società non sono democratici, anzi, si trovano nelle mani di poche persone.

Secondo queste mie considerazioni quella di oggi sembra più una oligarchia. La realtà è ben più complicata, lo so, ma penso che tra le persone comuni si stia consolidando l’idea che il sistema così com’è non funziona e non solo, che a qualcuno stia bene così e non lo voglia cambiare affatto. Ne è dimostrazione il fatto che i “politici” sono insensibili a questi sentimenti. Come rappresentanti votati dal popolo, non sembrano rappresentare davvero il suo volere anzi, sembrano essere sempre più isolati dalla società comune, una classe a se. La mia opinione è che rappresentino l’anello di congiunzione tra la società e i suoi sfruttatori. L’esperienza di anni di “democrazia” ha dimostrato che sono l’anello debole, non in grado di reggere le pressioni da ambo i fronti, in special modo da parte di chi detiene il potere economico. Detto ciò, si incomincia ad intravvedere la forza della demarchia. Eliminando il rapporto tra la cattiva informazione, il voto, i rappresentanti del popolo, il governo dello Stato, la demarchia agisce direttamente su quel meccanismo che è oggi sfruttato per controllare i governi. Attraverso la selezione casuale mediante sorteggio dei rappresenti della società, i suoi membri sono direttamente chiamati a partecipare al governo della stessa. Essi non solo rappresentano la società, ma ne sono a tutti gli effetti dei membri. Come tali “vivono”  direttamente la società, ne comprendono le problematiche ed essendo scelti a caso non sono facilmente corruttibili.

Se oggi esiste una casta dei politici è proprio perché esiste il mestiere del politico. Che mestiere è quello del politico? Cos’è la politica? Ogni gesto anche piccolo che suppone una scelta, come comprare un giornale anzichè un altro, o una marca o l’altra o non comprare affatto è politica. Quindi tutti noi facciamo politica, in piccolo, passare ad un livello superiore non richiede competenze particolari (che oltretutto mancano ai politici di oggi), ma “solo” una forte integrità di pensiero, cosa molto più comune in un elettricista, pittosto che una barista o un ingegnere che in un politico. Il parlamentare, deve rappresentare quel pensiero che è suo come di tanti altri cittadini e basta. Le commissioni tecniche, attraverso dei tecnici con le competenze adeguate hanno il compito di fornire ai parlamentari informazioni ogettive e chiare. Il parlamentare è “solo” un decision maker. Quindi un sistema dove i cittadini decidono direttamente le scelte da attuare per il bene della società è meglio di uno composto dagli eletti di una casta. I dubbi sulla democrazia della demarchia ricadono dunque sullo scetticismo che riguarda il grado rappresentanza della cittadinanza non essendo direttamente coinvolta nella scelta del rappresentante. La risposta ad ogni dubbio è la statistica.

Un possibile nuovo inizio

Ecco come mi immagino l’avvento di un Comune demarchico. E’ fantasia, immaginazione, ma è possibile. Chissà che qualche pazzo…tanti pazzi…

– Prima cosa creare la lista civica “Comune demarchico”.
– In secondo luogo occorre creare una piattaforma informatica a sostegno del sistema demarchico della lista. Per cominciare si potrebbe fare un sito modificabile come wikipedia, con un forum, organizzato per tematiche quali energia, rifiuti, turismo, trasporti e così via. I promotori della lista saranno i primi moderatori del sito e i primi organizzatori di eventi, in seguito verranno estratti periodicamente dei volontari tra gli iscritti.
– Potrebbe volerci del tempo per raccogliere un numero sufficiente di iscritti per avere un gruppo valido statisticamente e anche sufficiente numeroso e conosciuto da poter ricevere un numero sufficiente di voti per entrare in consiglio. Per questo motivo si potrebbe creare un consiglio demarchico sperimentale, per creare quello che oggi chiamiamo “governo ombra”, con lo scopo di testare il sistema di sorteggio ( ci sono varie modalità di sorteggio ) e rodare il sistema. In questo modo si potrebbe anche diffondere il concetto di demarchia, rendendo direttamente partecipi da subito gli iscritti che potrebbero in questo modo rendersi meglio conto delle capacità del sistema e pubblicizzarlo.
– Intanto nel laboratorio di idee attraverso il sito potrebbero cominciare a formarsi delle correnti di pensiero all’interno degli iscritti, con idee comuni e anche contrapposte. Alcune di queste proposte potrebbero finire in consiglio comunale, portate da membri di altre liste civiche o partitiche, sempre più povere di idee,  facendo pubblicità al gruppo della lista Comune Demarchico e stimolando i più interessati ad iscriversi e a partecipare alla vera politica.
– Potrebbe succedere che la lista abbia un numero sufficiente di iscritti da guadagnare un posto o più in consiglio comunale. A quel punto il consigliere sarà solo un portavoce dell’assemblea demarchica. La discussione in consiglio comunale non avrà più motivo di coinvolgere il consigliere della lista Comune demarchico, in quanto all’interno della sua lista già sono rappresentati i pensieri dei cittadini grazie al consiglio demarchico e alla statistica.
L’atteggiamento del consiglio demarchico in quello comunale per via del suo rappresentante Inizialmente potrebbe essere un pò più flessibile e sopratutto propositivo.
– Potrebbe succedere che nelle elezioni successive il numero di consiglieri comunali spettanti alla lista demarchica sia più elevato. A quel punto l’assemblea demarchica inizierebbe ad essere più costruttiva e decisa, limitando al minimo se non del tutto la discussione inconsiglio  comunale. Forte del voto in blocco dei suoi consiglieri la sua posizione inizierebbe a diventare importante.
– Potrebbe succedere ad un certo punto che la lista guadagni la magioranza dei consiglieri comunali. Sarebbe la fine di un sistema di potere basato su intrecci tra politica e potere e l’inizio per un vero comune demarchico. A quel punto i membri dell’assemblea demarchica non discuteranno alcun che in nessun modo con i rappresentanti delle altre liste imponendo le decisioni prese dall’organo demarchico.
– Infine si potrebbe sostituire l’assemblea demarchica a quella comunale.
Fatto, comune demarchico!

P.S.
Si potrebbe pensare che la rinuncia alla discussione all’interno dell’asseblea comunale sia una forzatura poco democratica. In realtà è necessaria a rendere reale la volontà dell’assemblea demarchica e a relegare a ruolo di portavoce il rapprensentante, che come tale per il principio di demarchia deve sparire per lasciare il posto al sorteggiato. Inoltre, occorre tenere conto che all’interno della lista Comune Demarchico non c’è una corrente di pensiero ma bensì tutte! non c’è ragione di pensare che un attuale elettore del PD piuttosto che uno del PDL di SEL o della Lega sia più portato degli altri ad iscriversi. Chiunque sia stufo della politica di oggi, qualunque idea abbia si iscrive e partecipa direttamente al dibattito sulla piattaforma informatica o semplicemente mette a disposizione il suo pensiero alla statistica.

Comune demarchico

In questo post cerco di immaginare come si potrebbe sviluppare il concetto di demarchia in quella che è la forma base dell’amministrazione di ogni stato, il centro della vita sociale e pubblica, ossia il Comune.Non è una scelta casuale, personalmente vedo l’avvento della demarchia come una rivoluzione. Nei fatti lo è in quanto consiste in un cambiamento radicale, ma è non è possibile pensare che possa prendere forma improvvisamente. Un possibile e probabile scenario è quello che vede una graduale applicazione del concetto a partire dalle forme più semplici di organizzazione, quali siti internet, social network, associazioni varie per arrivare, attraverso un processo di collaudo e accettazione, alla politica, l’obiettivo più ambito. Il luogo dove meglio si esprime la politica, quella che tocca più concretamente il cittadino, è proprio il Comune.

Da questo momento in poi sarà sottointeso il fatto che il progetto in questione richiede come fondamento una campagna d’informazione sui principi della demarchia, cosa affatto scontata in quanto è immaginabile una forte opposizione a questo sistema da parte di molti attori.

Le condizioni iniziali per l’instaurazione di un governo demarchico saranno le stesse che regolano la vita politica attuale, basata sui partiti politici e sulle elezioni.

Quindi il primo passo sarà quello di creare una lista civica, ossia un partito che porti in consiglio il sistema, per poi imporsi e imporlo al resto della politica comunale.
La lista civica, che chiameremo “Comune demarchico”, non avrà un programma condiviso dagli iscritti, ne una ideologia comune o alcun principio in particolare. L’unico concetto condiviso sarà la demarchia.
Coloro i quali si iscriveranno alla lista, lo faranno per vari motivi, primo fra tutti la convinzione delle potenzialità di un sitema demarchico. In secondo luogo la voglia di cambiare una classe politica, formata ormai da “professionisti” della politica che tendono a gestire il bene comune per i propri interessi. Infine per partecipazione. ( la Libertà, è partecipazione “Gaber”).
L’attività di propaganda che seguirà alla creazione della lista in vista delle elezioni comunali avrà il solo scopo di promuovere il sistema demarchico; non saranno favorite persone, correnti politiche, progetti comunali, siano essi meritevoli o no.

In questi termini la lista così come è concepita sembra non dare garanzia alcuna sulle prospettive future che i suoi iscritti prevedono per il comune, creando una falsa immagine di inadeguatezza che potrebbe spingere i cittadini a non votarla.
In realtà i primi aderenti alla lista e che rappresenteranno anche la maggior parte dei suoi votanti saranno proprio i suoi iscritti, che in linea teorica, a regime demarchico instaurato saranno il totale dei cittadini aventi diritto di voto.

Rimangono tante cose da chiarire.

Chi rappresenterà la lista in caso di vittoria di qualche seggio in comune?
Come è possibile avere dei rappresentanti che la pensino come me se non voto?
Quale programma? quali orientamenti? cosa faranno i rappresentanti scelti della lista?
Alcuni concetti generali rispondono a queste e ad altre domande.

L’organizzazione

La demarchia prevede la scelta dei “rappresentanti” attraverso una selezione casuale. Ma all’inizio, la lista Comune demarchico dovrà esprimere dei candidati. Essi saranno in realtà i rappresentanti dell’assemblea demarchica, selezionata a sua volta tra gli iscritti della lista e avranno il solo compito di riportare il voto deciso dal’assemblea.

I rappresentanti all’inizio verranno scelti tra gli organizzatori della lista, in seguito verranno scelti fra gli iscritti alla lista e infine fra tutti i cittadini.

Il consiglio demarchico (CD) non potrà contenere tutti gli iscritti ne tantomeno tutti i cittadini. I suoi membri saranno perciò estratti a sorte come detto prima, tra gli iscritti. Una volta formato il CD sarà l’organo decisionale inizialmente solo per la lista del “Comune demarchico”, in seguito sostituirà l’assemblema comunale.

La statistica vs votazione

La risposta a molte domande è sempre la stessa: statistica. Tutti sanno cos’è la statistica, se ne sente parlare sempre più spesso in ogni campo, ma non tutti sono consapevoli della forza della statistica e soprattutto di quanto sia democratica!
Attraverso delle votazioni, se esiste un pensiero comune tra i votanti, questo sarà quello più votato e prenderà forma grazie a dei portavoce, i rappresentanti. Allo stesso modo, se esiste un pensiero comune tra i cittadini, statisticamente i sorteggiati avranno a maggioranza lo stesso pensiero, ma non lo delegheranno a nessuno, lo rappresenteranno direttamente.
La differenza fondamentale tra i sistemi è l’efficienza. Il primo è facilmente corruttibile, dipende fortemente dalla forza dei candidati più che dalle loro idee, inoltre necessita di una forte campagna di promozione che oltre ad essere spesso fasulla e fuorviante, consuma molte energie e soldi. Tutto questo la statistica lo risparmia.

Le idee

Occorre che sia ben chiaro che le IDEE non hanno padroni, colori e tantomeno parti politiche. Troppo spesso si tende ad associare una certa corrente di pensiero o anche solo alcuni principi a partiti politici. Sbagliato.
E’ sbagliato pensare che la politica sia partitica, ordinatamente divisa in destra e sinistra, con idee e programmi di destra e sinistra e cosi via.
Le idee sono di chiunque le pensa e le condivide. Sulla base di questo, potenzialmente ogni cittadino, ma prima ogni iscritto alla lista, può avere un insieme di idee e pensieri unico, anzi quasi certamente lo avrà. Ma non sarà l’unico ad avere una certa opinione su una determinata questione.

La propaganda

Rimane da chiarire come verranno raccolte e fornite le informazioni sulle quali ogni cittadino e iscritto creerà e modificherà il suo pensiero.
Questo fattore non fa parte della demarchia di per se, la quale prevede solo la scelta dei candidati tramite sorteggio, ma è un elemento che qualunque amministrazione demarchica dovrà affrontare, in modi non per forza uguali.
Personalmente io la immagino così:
Ogni cittadino, avrà per vari motivi degli interessi particolari e probabilmente anche delle capacità e conoscenze molto vicine ai propri interessi, anche se non è detto. Sulla base di questi sarà spinto ad approffondire certi aspetti della politica piuttosto che altri. Se inoltre avrà a cuore questi temi, cerchèrà di renderli noti e di convincere con le sue tesi il pubblico. Questa è politica!
Inizialmente per organizzare meglio il sistema di informazione si potrebbe dotare la lista di un gruppo di volontari con il compito di organizzare incontri, dibattiti e tutto ciò che è necessario affinchè ogni iscritto e ogni cittadino sia in grado di informarsi in modo trasparente. Il punto è scottante in quanto la gestione dell’informazione è cruciale per gestire il potere d’influenzare le persone, per questo è necessario che i portavoce delle idee siano direttamente i cittadini interessati.
Inoltre è necessario fare in modo che la vetrina di questo “laboratorio” sia completamente trasparente. Per fare ciò può essere d’aiuto la tecnologia. Una piattaforma sullo stile di wikipedia con un forum all’altezza, gestita da personale volontario, pagato e ciclicamente cambiato può essere un’idea.

I partiti

E’ naturale che tra i cittadini non tutti avranno lo stesso carisma e in generale la stessa capacità di comunicazione. Per questo motivo immagino che attorno alle idee formulate nel “laboratorio” si creino gruppi di persone che condividono un determinato numero di idee, quelli che oggi chiamiamo “partiti”. Questi partiti, appoggieranno alcune delle idee espresse dai cittadini, creando dei “programmi” e dando un “orientamento” a questi. In questo modo favoriranno il dibattito sui temi da loro considerati importanti e in generale genereranno insieme al “laboratorio di idee”, l’opinione pubblica. Le stesse idee, gli stessi progetti potranno essere condivisi da altri “partiti”, in programmi con orientamenti diversi.
Il cittadino se interessato potrà partecipare direttamente al dibattito seguendo un “partito” piuttosto che un altro o formulando una sua corrente e più attivamente ancora mettendo in discussione le sue idee e le sue capacità nei “laboratori”.

Le differenze

Che differenza c’è allora? Le differenze ci sono e sono molto marcate. La politica, così come la intendiamo oggi è il potere. La politica, così come è stata concepita e come sono sicuro tutti vorrebbero che fosse, è dibattito, confronto, partecipazione, insomma tutto quello che non è quella odierna. Separare la politica (dibattito) dal potere è possibile solo togliendo il legame che c’è fra i politici e i governanti. La democrazia rappresentativa è uno strumento sicuramente democratico ma insufficiente. Così come si evolve l’economia, la tecnica il mondo in generale, anche la democrazia si deve evolvere, la demarchia è il futuro della democrazia.

In conlusione. L’articolo non chiarisce che cosa sia la demarchia ne cosa potrebbe essere un comune demarchico o come potrebbe formarsi. Ma l’obiettivo del post non è affatto chiarire! L’obiettivo è quello di incuriosire, stimolare. La confusione intrinseca delle mie idee penso sia di aiuto, chiunque veda cose belle o brutte tra le righe è invitato a scrivere!

Primi passi

La demarchia è una forma di democrazia alternativa alla democrazia elettiva in cui lo stato è governato da cittadini sorteggiati casualmente. I sostenitori della demarchia ritengono che essa possa risolvere alcuni dei problemi funzionali della convenzionale democrazia rappresentativa, che è ampiamente soggetta a manipolazioni da parte di interessi privati.
(da wikipedia.it, nel frattempo l’articolo ha subito qualche modifica)
Le persone del mondo occidentale sembrano sempre dare per scontato che la democrazia come la conosciamo sia l’unica possibile. E se non fosse così? E se esistessero altre forme democratiche che funzionano meglio e che attendono solo di essere messe alla prova? Noi crediamo che valga la pena almeno di esplorare le alternative. In particolare la demarchia, di cui abbiamo scritto l’articolo su wikipedia, ha catturato la nostra attenzione. Abbiamo quindi deciso di creare questo sito per cercare di raccogliere e approfondire idee a riguardo. Speriamo di ampliarlo presto. Nel frattempo invitiamo chiunque sia interessato a partecipare o voglia condividere la propria opinione sull’argomento a scrivere un commento a questo post, o a contattarci scrivendo a versolademarchia]a[gmail.com (sostituire ]a[ con @).