Chi parla per noi?

chi parla per noi

James Fishkin

The Voice of the People: Public Opinion and Democracy, Yale University Press, 1995.

Edizione Italiana: La nostra Voce, Marsilio Editore, 2003.

Questo interessante saggio dello studioso americano si occupa di due importanti problematiche delle democrazie odierne, ossia la diffusa disinformazione e la distanza che si crea tra il corpo elettorale e le sedi dove vengono prese le decisioni. Come Fishkin illustra, questi due temi sono strettamente interconnessi e portano ad una forma di democrazia molto poco partecipativa. Vediamo quali sono le sue proposte per ovviare a tali difetti e come si possono mettere in pratica.

Nelle società moderne, quando il cittadino/elettore è chiamato ad esprimere le proprie opinioni (sia in una votazione sia in un sondaggio), egli spesso si basa su impressioni e preconcetti derivatigli da un’informazione superficiale, basata sul sentito dire, su telegiornali sentiti a metà e su pregiudizi costruiti. Questa disinformazione è strettamente collegata con il fatto che, a livello più o meno conscio, il cittadino pensa che sia inutile e poco conveniente in termini di rapporto costi/benefici l’informarsi approfonditamente. Prendiamo ad esempio le elezioni: un voto su milioni può cambiare poco o nulla sul risultato finale. Inoltre si percepisce la sfera della politica nazionale come un mondo molto distante da noi, che ci sfiora soltanto in occasione di appuntamenti elettorali o referendum. È perciò almeno comprensibile che si possa ragionare nel modo seguente: dato che il mio peso politico si limita di norma ad una croce su una scheda a scadenza per lo meno annuale (consideriamo qui referendum, elezioni di amministrazioni locali, nazionali ed europee) non vale la pena che io mi informi molto approfonditamente; perciò o non voto o voto in base al poco che so o che ho sentito. Questo insieme di problematiche è definito da Fishkin “ignoranza razionale”: un genere di disinformazione basata su un calcolo, più o meno conscio, che induce le persone ad interessarsi alle questioni in modo sempre minore man mano che queste si allontanano dall’ambito della quotidianità individuale.

Fishkin si chiede se sia possibile nella società di oggi una qualche forma di democrazia diretta che sia tesa non a sostituire, ma anche semplicemente ad affiancare le varie forme di democrazia rappresentativa oggi vigenti nell’Occidente ed in particolare nel suo Paese, gli Stati Uniti, ovviando agli inevitabili difetti delle società odierne, quali il sopraccitato fenomeno dell’ignoranza razionale. Egli propone un metodo, chiamato sondaggio deliberativo (deliberative opinion  poll), che si configura come un ritorno ad una più diretta partecipazione dei cittadini alle decisioni. Vediamo come funziona: si estrae dalla popolazione un campione rappresentativo della collettività (similmente a ciò che è d’uso fare per quanto riguarda i sondaggi d’opinione) a cui si sottopongono alcune domande, normalmente su argomenti dell’attualità politica. Questo gruppo di persone è invitato poi a riunirsi per alcuni giorni in un unico luogo: durante questo lasso di tempo questa eterogenea assemblea viene informata sulle questioni oggetto di sondaggio attraverso materiale informativo, discussioni con esperti e con rappresentanti  politici delle diverse fazioni. Al termine di questa convention al campione vengono rivolte le medesime domande: si constata che spesso le risposte cambiano sensibilmente (con percentuali non irrilevanti) dopo il processo informativo. Questo, a parere dell’autore, è  un esempio della tesi secondo cui l’opinione pubblica arriverebbe a conclusioni molto diverse se fosse adeguatamente informata e fosse più incentivata a partecipare direttamente alle decisioni.

Il sondaggio deliberativo è stato effettuato, secondo la procedura proposta dal politologo americano, diverse volte in varie nazioni tra i quali gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Australia ed ha effettivamente dimostrato che l’opinione dei soggetti in causa può sensibilmente cambiare dopo un’adeguata informazione sull’argomento. Perciò questo, che per ora non deve e non può essere considerato niente più che un esperimento di democrazia diretta, può essere effettivamente un primo importante passo verso una democrazia a più larga partecipazione popolare. Fishkin in particolare vuole dimostrare che questa non può assolutamente prescindere da una adeguata informazione.

Rimangono certamente dubbi su alcuni aspetti. Non è chiaro ad esempio che valore debbano avere i sondaggi deliberativi proposti da Fishkin: possono essere considerati dei sondaggi d’opinione più mirati ed accurati, però se usati su larga scala sono sicuramente dispendiosi e concretamente poco realizzabili: non è sempre facile riunire diverse centinaia di persone per alcuni giorni, organizzare il soggiorno e l’intervento di svariati esperti; oppure possono rappresentare dei referendum in miniatura, in modo da rappresentare in piccolo il pensiero di un Paese intero. Inoltre, per avere un valore maggiore, le assemblee dovrebbero nascere dall’associazione spontanea di cittadini e non essere imposte dall’esterno e remunerate come una prestazione (che è quanto è avvenuto sinora nei sondaggi deliberativi). Questo spingerebbe i cittadini all’associazione spontanea ed alla partecipazione attiva alle questioni politiche, almeno a livello locale. È facile infatti immaginare un’assemblea, una discussione adeguatamente informata ed una deliberazione in un piccolo comune su questioni locali (pensiamo che Rousseau vedeva la democrazia possibile solo in stati di dimensioni contenute). La situazione si rivela invece molto più difficile se c’è la necessità di prendere decisioni a livello nazionale, in cui sembra praticamente impensabile, anche solo pensando al numero di persone coinvolte, prescindere da qualche forma di rappresentanza.

WWV.

Legge elettorale

legge elettorale

“Il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum, quindi ora è necessario scrivere una nuova legge elettorale.
Qualsiasi forza politica o coalizione dentro o fuori il Parlamento è in forte conflitto d’interessi quando deve scrivere una legge elettorale.
Scriverà infatti la migliore legge elettorale per il paese e i suoi cittadini oppure la migliore legge dal suo punto di vista, ossia quello di ottenere maggiori chance di vincere le elezioni e poter governare?
Purtroppo la storia italiana e quella di quasi tutti gli altri paesi democratici del mondo è piena di esempi in cui la legge elettorale viene creata ad hoc per avvantaggiare le forze politiche che la scrivono ed approvano e non per dare il maggior beneficio al paese.

Ma esiste una soluzione a questa contraddizione. In vari paesi la stesura di una nuova legge elettorale è stata affidata ad un’assemblea di cittadini estratti a sorte.

Un’assemblea di cittadini estratti a sorte con potere deliberativo è un metodo usato fin dalle origini della democrazia, nei tempi antichi, nell’età comunale e in età contemporanea. ”

Sono le parole di Paolo Michelotto autore dell’omonimo Blog sulla “Democrazia diretta e dei cittadini” , con le quali ha lanciato una petizione online per proporre la costituzione di un assemblea di cittadini estratti a sorte con l’obiettivo di scrivere la nuova legge elettorale attraverso l’uso di strumenti e metodi partecipativi. Si tratta di un argomento estremamente importante; la legge elettorale é il binario sul quale si basa la democrazia rappresentativa di tipo elettivo, quella che erroneamente porta a credere molti cittadini che il diritto al voto sia sinonimo di democrazia.

Ed é in questo contesto che il sorteggio si presenta come strumento democratico in tutte le sue virtú, equo, trasparente, non a caso é stato spesso usato per sopperire alla contraddizione propria della formulazione della legge elettorale, come fa notare Paolo Michelotto in appendice alla proposta, che invito tutti a leggere e a firmare!

https://www.change.org/it/petizioni/parlamento-e-media-italiani-nuova-legge-elettorale-scritta-dai-cittadini-e-approvata-con-referendum

Pif in Islanda

pif

Per chi non conoscesse Pif questa é una buona occasione! In ogni caso questa é una puntata speciale perché con la sua telecamera é atterrato in Islanda. Non c’é bisogno che vi dica il perché trovo che sia speciale, lo scoprirete guardandola.

Ci sarebbero tante cose curiose da commentare, ma la cosa che trovo piú interessante é come il momento di crisi abbia dato il via ad un cambiamento, una svolta che ha toccato tutti i cittadini e li ha coinvolti come poche altre volte. Una cambiamento che senza la crisi probabilmente non sarebbe mai avvenuto.

pif 2

Il Partito Lotteria, l’ultima provocazione?

partito lotteria

Di Barbara Barbieri:

Quali sono gli obiettivi del  Partito  Lotteria? Citiamo dal sito del partito: “L’obiettivo del Partito Lotteria è quello di garantire l’imparzialità assoluta degli organi di rappresentanza politica attraverso la scelta su base stocastica dei propri eletti” e sempre dal sito ecco il programma: “Ogni rappresentante del Partito Lotteria è libero di perseguire le proprie finalità personali e politiche senza alcun vincolo verso il partito e verso gli altri eletti. In particolare ogni rappresentante eletto è libero di non partecipare all’attività politica parlamentare”.

Insomma in quest’Italia dove la politica è diventata molte, troppe volte “un affare personale” e ci si è dimenticati, he fare politica vuol dire essenzialmente mettersi al servizio della cosa pubblica, un posto alla Camera o al Senato secondo il Partito Lotteria non si nega a nessuno e dato che spesso nell’ambito politico, ma anche in quello economico e pubblico del nostro Paese la meritocrazia è un principio di valutazione decisamente calpestato, il neonato partito i suoi candidati li sceglierà attraverso una vera e propria lotteria.

Trovo questa provocazione surreale assolutamente efficace. E’ inutile denunciare comportamenti scorretti e riempirsi la bocca di regole e principi che poi non si avverano mai. Se si vuole davvero che la politica non diventi una lotteria, occorre parlare meno e agire di conseguenza.

Una provocazione molto efficace!  Ma é solo questo?

Non si vorrá mica che la politica diventi una lotteria! O forse si? Il principio dell’ uso del sorteggio in politica puó suonare strano, ma spero che questa provocazione porti le persone a ragionare seriamente sulle potenzialitá di questo strumento e non a considerare il sorteggio utile solo per la lotteria!

 

DEMARCHIA 1.0

In questo post presento quello che ho chiamato DEMARCHIA 1.0, ossia un esempio d’integrazione dell’uso del sorteggio in politica a livello nazionale.
Il sorteggio non é altro che uno strumento, da solo non é in grado di creare alcun ché, ma é uno strumento potente con alcune caratteristiche importanti che portano sempre piú persone a pensare che possa essere integrato nella societá al fine di migliorarla, renderla piú democratica. In particolare trovo che il sorteggio sia lo strumento piú egualitario e democratico che possa esserci per la selezione dei membri del Parlamento. Non altrettanto per quelli del Governo, per i quali trovo siano piú indicati dei tecnici esperti. Trovo in ogni caso sbagliato che le due cose coincidano come succede oggi e auspicherei la separazione dei ruoli tra Parlamento e Governo.

Oggi il parlamentare esprime il voto in rappresentanza di chi lo ha eletto (in teoria) mentre il ministro propone e attua (sempre grazie all’aiuto di tecnici di sua fiducia)  le soluzioni decise dal Parlamento. Trovo che sarebbe piú semplice che al posto del rappresentante ci sia direttamente il cittadino mentre al posto del “ministro che chiede al tecnico” ci sia il tecnico.

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RappresentanzaRazionale: intervista.

Lettera a L’Unità

Anche se l’idea di usare il sorteggio in politica è ancora molto poco diffusa, qualche rara bozza di proposta c’è. Anche in Italia. C’è per esempio il sito RappresentanzaRazionale che contiene la proposta di sorteggio di Giovanni Gualtiero. Segue una breve intervista.

Ciao Giovanni, puoi dirci due parole d’introduzione su di te e su come ti sia venuta l’idea di un parlamento di cittadini sorteggiati?
Rimasto disoccupato, alla fine del 1999 cominciai ad interessarmi del problema di trovare/inventare un lavoro, fra le cose che mi passarono per la mente ci fu anche quella di mettermi in politica. Di qui a scoprire che c’era poco da fare, è passato poco. Dal PDS mi avevano già buttato fuori anni prima.

Però qui mi resi conto che le liste erano un mondo chiuso riservato a chi aveva possibilità nel partito — quello che tutti lamentano oggi dei parlamentari nominati. Prima ti nominava candidato il partito poi te la vedevi con gli altri nominati per meritarti il seggio. Calderoli, con la sua porcata ha solo permesso del sano risparmio.

Il sorteggio mi è venuto in mente perché permetteva di evitare le forche caudine dei partiti ed offriva un modo di costruire una democrazia con basi realmente rappresentative della gente. Avevo pensato anche ad altri meccanismi ma il sorteggio è il migliore ed il meno costoso di tutti.

Per dirla tutta ero convinto di poter lavorare in politica proprio su questa idea. Uno spazio per me lo avrei trovato nelle pieghe dell’avvio del meccanismo.

Come descriveresti la tua proposta di Rappresentanza Razionale?
Cittadini che si impegnano ad accettare l’incarico di rappresentare gli altri nel prossimo parlamento, con il mandato di rendere possibile l’estrazione a sorte del parlamento successivo.

Un elenco di cittadini che rinunciano al diritto di voto ma che accettano di essere estratti per fare i deputati. Chi non aderisce, volontariamente, riceverà la solita scheda elettorale e voterà i candidati che troverà nelle liste che saranno state proposte da cittadini, partiti, associazioni ecc.

Chi viene estratto dovrà sottoporsi ad corsi accelerati sulle regole e sulle tecniche parlamentari, poi entrerà in un parlamento dove sono presenti già quelli delle estrazioni precedenti, a cui potranno aggregarsi e con cui potranno confrontarsi. Un momento di praticantato fa bene a tutti.

Il piano d’azione?
Intanto la legge porcellum è perfetta. Una lista di cittadini che  aderiscono al sistema, qualche nome la primavera scorsa l’ho pure raccolto con un mini banchetto in città, poi alla vigilia delle elezioni si estrae un campione casuale rappresentativo, per collegio elettorale, e si propongono gli estratti agli elettori.

Per cominciare conto di andare in centro in una zona con WI-FI per raccogliere adesioni. Certo che da solo non andrò mai da nessuna parte. Spero sempre di poter coinvolgere qualche partito dove ancora ci sono persone che non cercano di ricavare un lavoro dall’attività politica.

La mancanza del voto di preferenza evita la propaganda personale che è deleteria alla casualità dell’ordine di estrazione. Un minimo di regole condivise, tra cui quella di creare un sistema elettorale centrato sull’estrazione a sorte, come momento di unificazione logica dei candidati.

Il cambio tra un sistema parlamentare e l’altro dovrà essere graduale. Una frazione di parlamentari, decisa per sorteggio, decade e viene sostituita dal primo gruppo di estratti, nel giro del tempo che copre una legislatura, tutti i deputati eletti escono ed entrano quelli nuovi. Mai più il parlamento sarà composto di soli neofiti.

Sei riuscito a conivolgere altre persone, quali sono state le reazioni?
Coinvolgere no, attenzione molta.

Ho troppa fantasia secondo i miei amici già impegnati in politica. I cittadini da me coinvolti nel discorso lo trovano utile per passare ad un sistema politico più decoroso.

Avrà un futuro?
Non credo che ci siano altre possibilità concrete.

Demarchia a Scuola

Prima di immaginare qualsiasi tipo di lista civica per un comune demarchico o camere del Senato demarchiche sarebbe bene sperimentare lo stesso principio per organizzazioni di più semplice livello. Un semplice esempio potrebbe essere la scelta del rappresentante d’istituto degli studenti.

Per poter organizzare meglio l’estrazione e far capire come funzioni il meccanismo della demarchia potrebbe essere d’aiuto la tecnologia ovvero internet. Ma andiamo con ordine.

Ad esempio immagiono una scuola di 500 studenti e di sfruttare i principi della demarchia per estrarre 3 rappresentanti.

Inizialmente saranno scelte tre persone con il compito di pubblicizzare il sistema e di avviarlo, rappresenteranno le veci dell’ipotetico gruppo dei membri estratti l’anno precedente e gestiranno la prima estrazione, dopo di che il compito di organizzare l’estrazione passerà di anno in anno ai rappresentanti uscenti.

Attraverso un sito sarebbe possibile gestire la raccolta delle idee in modo organizzato, ossia fare le veci di quel lavoro che oggi è svolto dai partiti e dalle liste, con la fondamentale differenza che invece dividerle in base a “non ben identificate e tutte uguali” correnti di pensiero le si divide semplicemente in base all’argomento.

Ogni studente sarà obbligato dal regolamento d’istituto ad esprimere uno o più pensieri e/o preferenze su alcuni argomenti che riguardano la vita scolastica scrivendole sul sito appositamente creato. Il sito sarà organizzato per argomenti e per ogni argomento saranno indicati dei punti chiave. Tali punti saranno scelti dagli organizzatori/ex rappresentanti in funzione dei problemi che si sono trovati a dover risolvere o che stanno affrontando, cioè le cose su cui i rappresentanti e quindi gli studenti sono chiamati a decidere.

Altri punti possono essere proposti dagli studenti ed essere inseriti sul sito a discrezione e per compito degli organizzatori, ossia i rappresentanti uscenti.

Ogni punto sarà caratterizzato da alcune righe di riassunto principali che precedono l’eventuale più completa descrizione. Per ogni punto sarà possibile votare, come il sistema “mi piace” di Facebook.

Una volta completata la fase di raccolta dati, sarà possibile valutare una statistica sui punti di ogni argomento.

A questo punto viene effettuata l’estrazione secondo i criteri demachici. Le persone estratte avranno l’obbligo di rappresentare gli studenti del loro istituto. Per farlo potranno avvalersi delle informazioni ricavate dal sito ma più in generale dovranno agire secondo il loro pensiero essendo statisticamente quello della maggioranza degli studenti. Per verificare questo fatto si possono usare le statistiche raccolte dal sito.

Occorre ricordare che tutto il sistema è sperimentale e ha lo scopo di sperimentare una rappresentazione democratica ma con sistema demarchico. Quindi molti punti di questo “esempio” saranno contestabili e sicuramente migliorabili ma la linea generale non cambia.

Il fatto di obbligare gli studenti estratti a fare i rappresentanti è forse un po’ forzato. Si potrebbe inserire la partecipazione alla rappresentanza tra altri compiti richiesti agli studenti, come attività supplementare come ad esempio l’acquisizione di crediti di studio in attività di tutor, rappresentante d’istituto, aiuto ricerca in laboratorio, o altri modi. Oppure il posto potrebbe essere retribuito così da spingere chi viene estratto a non rinunciare.

Vorrei che fosse obbligatorio perché altrimenti accetterebbero la posizione di rappresentante solo le persone con particolari ambizioni, che in genere per mia personale esperienza, non sono quelle di rappresentare gli studenti. Un motivo ancora più importante del perché dovrebbe essere obbligatorio è questo: gli studenti devono percepire la partecipazione alla gestione della scuola come un dovere e non solo come un diritto.

Partendo dalla scuola, si dovrebbe insegnare la partecipazione alla gestione del pubblico agli studenti così che poi le generazioni future abbiano un’idea della politica veramente democratica!