Competenze di rappresentanti sorteggiati

Una della critiche più frequenti alla demarchia, forse la più frequente in assoluto, riguarda le competenze di chi prende le decisioni politiche. È naturale chiedersi se il cittadino medio è veramente adeguato a governare uno Stato, abituati come siamo a essere governati da politici di professione.

Essere adatto a governare significa essere in grado di effettuare le scelte giuste, promulgare le leggi e le misure che giovino al Paese e alla popolazione. L’organo demarchico potrà chiaramente appoggiarsi ad esperti, siano essi provenienti da lobby e da movimenti politici o consulenti scelti dai sorteggiati stessi, per esempio provenienti dal mondo accademico. È ragionevole pensare a un sistema in cui le leggi stesse siano scritte da tecnici esterni mentre i sorteggiati si limitino a decidere se passarle o meno, dopo aver ascoltato le varie voci a riguardo. Se nonostante l’aiuto di competenze esterne verranno prese decisioni dannose per la popolazione significa che

  1. i sorteggiati non si fidano degli esperti o non li ascoltano e fanno di testa propria, oppure
  2. i sorteggiati sono stati consigliati male dagli esperti, che magari non erano veramente tali o erano in malafede.

Analizzando questi scenari si scoprirà che una demarchia semmai è meno soggetta a queste possibili debolezze dei cittadini rispetto ad una democrazia elettiva.

Ricordo che i sorteggiati rispecchiano fedelmente i cittadini, per cui il sorteggiato è propenso a una debolezza solo quanto lo è l’elettore medio. Nella prima ipotesi, dunque supponendo che i sorteggiati non credono a quello che viene detto loro da chi è competente in materia, tanto meno sarà plausibile credere che l’elettore medio, che ha meno tempo e risorse per informarsi, sia allineato con le opinioni degli esperti. Se quindi in una democrazia elettiva i politici seguono il volere dei cittadini il problema si ripresenta allo stesso modo.

Qua si vede bene come la critica sia un’obiezione alla democrazia stessa, e affermare che il sistema attuale, sotto questo punto di vista, funzioni meglio di quanto non funzionerebbe una demarchia, equivale ad affermare che i politici attuali non seguano il volere del popolo e che questo porti a un governo migliore. In effetti credo che le odierne democrazie limitino il controllo che il popolo ha sulla politica, perché i cittadini sono poco informati e non hanno idea delle decisioni prese ai livelli alti, perché anche quando si “scandalizzano” di solito la memoria non dura. Anche volendo, gli elettori non hanno vero potere di influenzare le decisioni prese, trovandosi davanti a leggi elettorali che li mettono di fronte a una scelta molto limitata, costringendoli a supportare una delle poche opzioni permesse dal sistema. Quando non approvano le scelte di un rappresentante non possono fare molto. Si può veramente credere che questo sia positivo, che i politici usino questa situazione per fare il bene del popolo poco informato? Sono convinto che basti guardarsi intorno per capire che l’effetto è tutt’altro. Se i politici hanno la possibilità di approvare impunemente leggi impopolari, a passare saranno, nella grande maggioranza dei casi, misure di cui beneficiano solo loro, i loro amici e chi li finanzia. Credere che un sistema meno democratico porti a una dittatura illuminata che faccia il bene del Paese è illusorio.

Comunque la si guardi, se anche l’ignoranza e la mancanza di informazioni dei cittadini può rischiare di far prendere decisioni sbagliate ai cittadini sorteggiati, il danno sarà in ogni caso limitato rispetto a quello che può succedere in una democrazia elettiva. Elettori con le medesime incapacità di giudizio rischiano non solo di eleggere una classe dirigente incapace, ma anche una classe dirigente in malafede, con il rischio di rendere incolmabile il divario tra volontà popolare e classe politica. Il sorteggio, al contrario, mantiene il potere saldamente nelle mani del popolo, il quale potrà così correggere molto più facilmente ai propri errori.

Veniamo ora all’altra critica: i cittadini sorteggiati, mancando di competenze, in certe materie potrebbero essere troppo suscettibili all’opinione di esperti, i quali potrebbero non essere realmente tali o potrebbero avere alle spalle gruppi di potere con un’agenda politica. Se però è vero che questi “esperti” possono cercare di convincere i sorteggiati del falso, anche in una democrazia elettiva lobby ed esperti spesso cercano di convincere del falso i cittadini e di far eleggere rappresentanti in malafede, con più grande probabilità di successo perché l’elettore passivo ha poco tempo, pochi mezzi e poca motivazione per informarsi a dovere, e con maggiore danno perché una volta eletto il politico non risponderà più al cittadino fino alle successive elezioni.

Ricapitolando, se è vero che i cittadini sorteggiati non potranno essere competenti in ogni campo, da una parte si più ovviare al problema con l’aiuto di competenze esterne che consigliano l’organo demarchico, dall’altra è una debolezza intrinseca del sistema democratico e, a mio avviso, è irrealistico sperare che un sistema meno democratico possa portare a un governo più giusto.

Annunci

Statistica nella Demarchia

In questo articolo cerco di fare qualche osservazione sulla statistica che sta dietro al funzionamento della demarchia. Una apparente debolezza di un organo demarchico è rappresentato dalla casualità con cui sono scelti i suoi componenti, e quindi l’impossibilità di assicurare con certezza un risultato democratico. Cercherò di mostrare come questo non dovrebbe preoccupare, e come la demarchia assicuri in ogni caso una molto maggiore probabilità di rappresentare in modo accurato i cittadini di quanto non facciano le attuali democrazie elettive.

Possiamo supporre di volerci avvicinare il più possibile ad una rappresentanza ideale nella quale ogni possibile opinione in cui crede una maggioranza nei cittadini sia anche l’opinione della maggioranza dei rappresentanti, nel momento in cui essi vengono sorteggiati. Si potrebbe obiettare che esistono situazione migliori di quella che ho descritto come ideale, per esempio da alcuni potrebbe essere considerata auspicabile una situazione dove sono sovrarappresentate le opinioni di persone più intelligenti (qualsiasi significato si dia al concetto d’intelligenza) o più altruiste o che rispondano a qualche altro criterio. Credo che la mia definizione di rappresentanza ideale offra un buon punto di partenza che ha il vantaggio di essere semplice e democratico.

La legge dei grandi numeri ci dice che più grande è il numero di sorteggiati più alta sarà la probabilità di avvicinarsi a questa situazione ideale, senza poterla mai raggiungere con certezza. Per motivi pratici dovremo limitare il numero massimo di sorteggiati. Quello che ci interessa fare è quindi quantificare quanto in situazioni realistiche ci allontaneremo dalla rappresentanza ideale e quanto ci si avvicinano le moderne democrazie elettive.

Parto da un’esempio numerico per rassicurare sull’impossibilità delle situazioni più estreme. Supponiamo di estrarre 50 elettori italiani a sorte, quale è la probabilità di selezionare solo persone che hanno votato la Lega alle ultime elezioni politiche? La risposta è meno di uno su 100 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000, se invece che 50 estraessimo 51 rappresentanti lo stesso evento sarebbe un ulteriore 10 volte meno probabile. Probabilità così piccole dovrebbero tranquilizzare chiunque, se qualcuno ancora non è convinto basta pensare al fatto che senz’altro è molto più probabile che gli esseri umani si estinguano nel giro di un anno. Ora chiaramente il problema non si ha solo se vengono sorteggiati soltanto leghisti, ma per esempio anche se i leghisti, che rappresentano intorno al 10% dei cittadini, formano una maggioranza tra i sorteggiati e lo stesso ragionamento vale anche per tutti gli altri partiti e qualsiasi altra opinione di una ristretta minoranza. Per cui cercheremo di riformulare il problema in modo da poter trarre conclusioni più generali sull’effettiva bontà del sistema.

Inanzitutto va notato che nel caso in cui il numero di favorevoli e di contrari è quasi pari è facile che la demarchia dia risultati diversi da quelli che darebbe una rappresentanza ideale. Questo non è antidemocratico quanto potrebbe sembrare, perché comunque le due fazioni sono quasi numerosi uguali e perché è inevitabile che in un sistema complesso ci sia una componente casuale che non si può controllare, ciò è vero anche per il sistema democratico attuale. Per esempio c’è la probabilità non nulla di subire un colpo di stato (in tutti e due i sistemi a dire il vero), di avere tv e altri media che influenziano in misura maggiore o minore il voto, crisi e catastrofi naturali che possono aiutare a dare ai governatori uscenti un’immagine di incapaci o di eroi. Inoltre i sistemi elettorali in quasi tutte le democrazie elettive sono non proporzionali e quindi modificano la rappresentanza in modo abbastanza arbitrario a seconda di fattori come la distribuzione dei collegi elettorali e di come i partiti e i deputati decidono di allearsi. Tanto che nel 1951 nel Regno Unito i Conservatori si assicurano una maggioranza in parlamento nonostante aver ottenuto meno voti dei Laburisti. Potrebbero anche esserci buone ragioni per queste variazioni, come creare governi più stabili, o più intraprendenti, ma va osservato che in ogni caso una componente arbitraria è inevitabile. Un grosso vantaggio della demarchia è che essa si discosta dal modello ideale in modo assolutamente casuale senza che nessuno possa sfruttare questo fatto per i propri scopi. Le elezioni invece si discostano da una rappresentazione precisa del volere dei cittadini per colpa di fattori che possono essere influenzati in varia misura dall’esterno (per esempio dai media, dalle lobby o dalla classe politica in carica).

Un’altro vantaggio della demarchia è poter quantificare con precisione quanto ci si discosta dai risultati ideali, e si possono facilmente aumentare i numeri di rappresentanti per ottenere risultati accettabili. La seguente tabella descrive quanto è probabile che un organo demarchico approvi una singola misura che nel caso ideale avrebbe una minoranza del 48%, del 45%, del 40% o del 30%, rispettivamente

probabilità che una misura passi

se in un caso ideale avrebbe il:

48% dei voti 45% dei voti 40% dei
voti
30% dei
voti

con 100 sorteggiati

30,8% 13,5% 1,7% 0,001%

con 1000 sorteggiati

9,7% 0.06% 0,0000 00007% 0,00000000000000000 00000000000000003%

Si potrebbe anche richiedere un maggiore consenso, nella forma di una maggioranza maggiore del 50%, in modo da rendere meno probabile l’approvazione di misure di minoranza. Bisogna considerare anche che questo potrebbe, se si esagera, rendere più inefficiente l’organo demarchico; un diffetto simile si potrebbe avere con un numero troppo alto di sorteggiati.

Fin’ora ho ignorato gli astenuti, ma nel caso in cui questi sono pochi le osservazioni fatte non cambiano molto, mentre nel caso in cui il loro numero è rilevante (con numeri dell’ordine del 50%) si può supporre che la maggioranza delle persone è soddisfatta di qualsiasi soluzione.

In questa discussione ho sempre considerato gli eletti come individui che portano le idee e le opinioni dei cittadini in parlamento, e si fanno loro portavoce, una discussione aggiuntiva andrà fatta per affrontare la visione secondo la quale i parlamentari non sono rappresentanti ma esperti scelti dai cittadini per le loro capacità e non (solo) per le loro idee.