Il Sorteggio nel Rinascimento Italiano: Lo Scrutinio a Firenze

Lo Scrutinio.
piú precisamente detto “scrutinio e tratta”, é un sistema usato nel quattordicesimo secolo, in un periodo dove i comuni erano prevalentemente guidati dai Signori e vi erano poche repubbliche. Alcuni dei comuni che adottarono questo sistema furono Orvieto, Siena, Pistoia, Perugia e Lucca. Il sistema piú longevo e conosciuto é peró quello di Firenze.
Lo Scrutinio, é l’inverso della Brevia e consiste nella regolare estrazione delle cariche da un bacino di nomine precedentemente elette. Era usato appunto per la consegna periodica delle nomine, specie degli alti magistrati, in combinazione con un sistema di rotazione delle cariche con periodi relativamente brevi, circa 6-12 mesi. Come nacque lo scrutinio?

Il Comune di Firenze fu fondato nel 1138. Esso era diretto da un “Consiglio” di 200 membri, affiancati da un “Parlamento” popolare composto dai cittadini.
Intorno al 1170 il comune soffrí un periodo di ripetuti disordini a causa della rivalitá tra le due piú influenti famiglie fiorentine dell’epoca, gli Uberti e i Donati.
Il primo “Podestá” fu insidiato nel 1202 mentre la separazione tra Guelfi e Ghibellini inizió nel 1216. Come molti dei comuni del tredicesimo secolo anche Firenze fu governata per un periodo, tra il 1250 e il 1260, dal governo del “Popolo”, chiamato Primo Popolo. Esso si concluse con un colpo di stato Ghibellino appoggiato da Siena. In seguito ad un periodo marcato dall’alternanza di diversi governi, nel 1292 un governo popolare guidato dalla Gilda (corporazione degli artigiani) emanó la “Ordinanza di Giustizia” che impediva aglia aristrocratici (Magnati) di occupare cariche pubbliche, e introdusse l’ufficio dei “Gonfalonieri di Giustizia”, una organo che controllava la milizia cittadina.

Questo periodo vede l’avvento di una nuova classe sociale, i “Popolani”, composti da ricchi mercanti e banchieri.
Tra il 1290 e il 1301 la lotta tra Guelfi e Ghibellini si fece piú aspra, con la scissione dei primi in Guelfi Bianchi che supportavano l’Ordinanza e Guelfi Neri che invece la opponevano. La vittoria di quest’ultimi, grazie all’appoggio del principe francese Charles de Volois, segna il declino del potere della Gilda e conseguentemente dei Guelfi Bianchi nonché del Popolo, e la forte ascesa dei Popolani.
Quest’ultimi infatti, pur non abrogando l’Ordinanza, scesero a patti con l’aristocrazia dei Magati per opporsi al ritorno di una repubblica popolare.

A partire dal 1291 viene introdotto un nuovo schema di selezione delle cariche detto “Imborsazione”, che consisteva nell’elezione del numero sufficiente di nomine per un intero anno, tenendo conto delle rotazione bimestrali, che venivano imborsate. Tali nomine venivano poi estratte ogni volta si presentasse un posto vacante.
Inoltre, per gestire situazioni d’emergenza, furono convocate le “Balie”, commissioni speciali nominate dalla Signioria con il compito di governo.Tra il 1291 e il 1238 le Balie furono regolarmente usate.

Nel 1328 fu introdotta la riforma elettorale che riformó gli uffici e i metodi di selezione delle cariche nel sistema che fu definito Scrutinio e Tratta, e che fu usato a Firenze per circa 150 anni con piccole modifiche nel tempo. Il sistema [ ben riassunto dal seguente schema.

– SIGNORIA: composta da 6 priori + il Gonfaloniere della Giustizia.
– CAPITANO DELLA PARTE GUELFA: residuo del “Partito Guelfo”, diventerá espressione della societá civile.
– 5 DELLA MERCANZIA: i 5 membri piú influenti della Gilda Fiorentina.
– GONFALONIERI DELLA GIUSTIZIA: alto magistrato, equivalente del capo di stato.
– GONFALONIERI DELLA COMPAGNIA:  16 membri della milizia civile.

La riforma che uní il sorteggio al sistema elettivo, forniva un sistema molto bilanciato che impediva ad una famiglia o ad un gruppo di famiglie, di detenere il potere in modo permanete. A rinforzare tale sistema vi era il “sacco dei Remissi”, nel quale venivano gettati i nomi degli estratti che avessero giá un familiare a ricoprire una delle cariche. Tale sistema fu chiamato “Divieto”.
Gli unici a conoscere i nomi nella borsa erano gli “Accoppiatori” che peró erano votati al segreto. Nel 1443, grazie alla forte influenza che detenevano sui membri piú influenti della cittá, ad una strategia di “Stato nello Stato” , nonché ad una dose di fortuna, la famiglia dei Medici riuscí a porre la sua egemonia e a sovverchiare il sistema, governando di fatto come un solo signore.
Fu la fine di un periodo florido durato 150 anni. A seguito della caduta dei Medici, fu fondata la seconda Repubblica, che reintrodusse una forma di Scrutinio, anche se fu meno longeva.

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Il Sorteggio nel Rinascimento Italiano: La Brevia

Per dimostrare il proprio potere, i membri piú influenti della cittá erigevano torri sempre piú alte.

Uno dei due principali rami culturali che sono storicamente alla base dell’uso del sorteggio in politica è rappresentato da due schemi, la Brevia e lo Scrutinio, usati dalle repubbliche italiane del Rinascimento.

A differenza del primo ramo, quello rappresentato dall’esperienza di Atene tra il quinto e il terzo secolo AC, il contesto storico e politico di questo periodo è molto meno stabile, caratterizzato da rapidi cambiamenti di regime e forti divisioni politiche interne (fazioni).
In questo più difficile contesto il sorteggio è stato usato in diversi modi con diverse procedure per lo più in risposta a problemi particolari.

La Brevia.
era una forma di elezione indiretta attraverso la quale un ristretto gruppo di ELETTORI veniva scelto per mezzo del SORTEGGIO, i quali poi votavano le nomine per le varie cariche.
Fu una delle forme di elezione più usata nei comuni del nord d’Italia tra il dodicesimo ed il tredicesimo secolo DC.
In particolare la Brevia fu adottata dal POPOLO per la selezione del gruppo di elettori o anche per la diretta NOMINA delle cariche del Popolo stesso.

In questo periodo parallelamente al crescere delle attività mercantili e di artigianato vennero a crearsi i COMUNI. Essi nacquero dal consolidamento di queste nuove classi lavoratrici grazie a dei “patti politici” simili a dei giuramenti, fatti tra gli abitanti, i quali prevedevano il rispetto delle leggi e delle istituzioni nascenti al fine di facilitare il normale svolgimento delle attività della comunità. Il governo del comune era affidato dalla comunità a ristretti gruppi di abitanti particolarmente rispettati, in genere composti da mercanti e artigiani, chiamati “buoni uomini”. Con l’espansione dei comuni divenne necessario un più complesso sistema di governo. Nacquero così i primi Consigli, alcuni dei quali arrivavano a contare circa 600 membri, in alcune circostanze scelti attraverso la Brevia.
Ben presto peró, all’interno delle comunità vennero a formarsi delle fazioni, in genere guidate dalle famiglie più influenti, che portarono inevitabilmente a scontri e dissidi, intensificati dal conflitto tra Guelfi e Ghibellini.
La ricerca di un autorità imparziale in grado di risolvere i conflitti interni portò alla creazione della figura del Podestà. Egli gestiva temporaneamente il potere del consiglio in occasioni particolari quali le nomine delle cariche amministrative nonchè dei magistrati. Per garantire la massima imparzialità era assunto da un comune limitrofo.

Il Popolo.
Nonostante le misure adottate, le crisi di autorità si fecero più pressanti. La necessità, sentita dalle comunità di difendere le istituzioni dall’uso arbitrario da parte dei membri più influenti della stessa, portò alla nascita di un organo popolare dotato di una propria organizzazione, di propri uffici, statuti e la propria milizia; tale organizzazione di massa, che può essere vista come una forma di partito (anche se non inserito in un moderno contesto di confronto fra partiti), spesso in contrapposizione con le corporazioni dei mercanti e artigiani noché dei nobili, era nota come il Popolo.

Lo strumento naturale adottato dal Popolo per la sua organizzazione era la Brevia.
Il governo del Popolo era composto da un consiglio di circa 12 membri, chiamati anziani, e la carica era sottoposta ad una rotazione periodica ogni 2-6 mesi.
Nei comuni dove non governava il Popolo, il controllo era nelle mani del Signore, in genere un membro molto influente dell’elite mercantile che faceva leva sulle insicurezze dei cittadini (spesso fondate su minacce esterne) nonchè sul potere prevalentemente economico per detenere il potere, relegando il Popolo al ruolo di una non ufficiale opposizione.

Lo schema piú comune della Brevia prevedeva una combinazione di sorteggio ed elezione, detta anche elezione indiretta, in cui le nomine venivano estratte attraverso il ballottaggio e le elezioni erano tenute dagli estratti con ballottaggio segreto.
É importante notare come agli elettori-estratti fosse chiesto di giurare di votare in completa indipendenza e di non rappresentare in nessun modo altre persone o gruppi di persone. Per questo la fase di votazione veniva spesso fatta isolando gli elettori nel “Conclave”.
I “Partiti”, organizzazioni di pensiero allora chiamati “Intelligenze”, erano considerati pericolosi e per questo motivo erano vietati.
Vi sono in ogni caso scritti che fanno suppore che in certi casi, membri dell’artigianato facessero parte del governo esecutivo come corpo consultivo sotto il nome di “Priorati”.

La democrazia ateniese

Kleroterion

Kleroterion, strumento usato dagli ateniesi per sorteggiare le cariche pubbliche.

Il primo esempio di cariche pubbliche assegnate tramite sorteggio su vasta scala ci è dato direttamente dalla democrazia Ateniese, considerato anche il primo vero esempio storico di democrazia.

I più importanti organi di governo della città-stato erano tre. L’assemblea popolare (l’ecclesia), a cui avevano diritto di partecipare tutti i cittadini, era il simbolo della democrazia Ateniese. In essa venivano approvate le leggi e i decreti che regolavano tutti i vari aspetti della vita della città. Si trattava di un’organo di democrazia diretta: tutti i cittadini potevano votare direttamente su ogni questione posta. Erano fissate 40 sedute all’anno alle quali si aggiungevano le sedute straordinarie che venivano indette in casi eccezionali, come poteva essere un attacco da parte di una potenza straniera.

La boulé era un consiglio composto da 500 cittadini sorteggiati, il cui ruolo principale era proporre le misure che sarebbero state messe al voto nell’assemblea. Prima di iniziare il mandato i consiglieri venivano sottoposti a un controllo di compatibilità, costituivano motivo di esclusione dalla carica, per esempio, avere un debito verso lo Stato, aver usato violenza contro i propri genitori o aver sperperato la propria eredità. Dopo il giuramento i consiglieri rimanevano in carica per un’anno con una paga giornaliera equiparabile a quella di un comune lavoratore. All’inizio di ognuno dei dieci mesi ateniesi veniva tirata a sorte una tribù, i cui 50 consiglieri, per quel mese, avrebbero avuto il ruolo di presidenti e avrebbero dettato l’agenda. Tra questi inoltre, ogni giorno, veniva sorteggiato un membro che coordinava i lavori per le successive 24 ore. Tutto questo elaborato meccanismo di sorteggi e rotazioni era finalizzato a rendere il sistema il più resistente possibile a tentativi di corruzione. Oltre a decidere l’ordine del giorno dell’assemblea popolare, la boulé aveva limitati poteri esecutivi, così per esempio in caso di crisi i primi a trovarsi ad affrontare l’emergenza cittadina erano i presidenti in carica.

Le corti popolari consistevano di alcune centinaia di membri (il numero dipendeva dal reato perseguito), tirati a sorte da un corpo di 6000 candidati, a loro volta sorteggiati tra i cittadini d’età maggiore dei 30 anni. Le corti avevano il ruolo di giurie, e si occupavano dei processi per tutti i reati minori, inoltre formavano l’ultima istanza a cui ci si poteva appellare su tutta una serie di decisioni, comprese quelle prese dall’assemblea. Anche qua, per rendere la composizione non prevedibile e quindi contrastare la corruzione, i membri di una corte venivano sorteggiati la mattina stessa del processo.

Il sistema politico ateniese era complesso e, sebbene la maggior parte del potere si concentrava in questi tre organi, c’erano molte altre cariche di rilievo, molte delle quali sorteggiate e alcune delle quali elette dall’assemblea. Le cariche elette includevano quelle militari e quelle che prevedevano la gestione di grandi somme di denaro. In quest’ultimo caso il requisito principale era possedere grandi ricchezze, in modo da poter risarcire lo Stato in caso di accuse di appropriazione indebita.

Ovviamente non bisogna fare l’errore di credere che la democrazia Ateniese fosse un sistema perfetto, essa ha ricevuto negli anni numerose critiche da più parti. Al tempo, l’idea della democrazia non era molto ben vista fuori da Atene, troppo lontana dall’idea di governo che si aveva. Anche se c’è da dire che, probabilmente, chi è stato in grado di lasciarci le proprie opinioni apparteneva alle minoranze privilegiate. Anche oggi, per motivi opposti, il sistema riceve molte critiche: in particolare venivano considerati cittadini solo una piccola frazione della popolazione. Erano escluse le donne, i molti abitanti con origini straniere e i numerosissimi schiavi.

È chiaro che la società odierna è profondamente diversa di quella di duemila anni fa, così come lo sono i valori culturali ed etici dei sui abitanti. Non è detto che ciò che valeva allora valga ancora oggi. Ciò nonostante è istruttivo notare alcune caratteristiche del sistema politico ateniese. È interessante, per esempio, vedere come fossero combinati sorteggio, democrazia diretta ed elezioni, ognuno dei quali ha vantaggi e svantaggi. La democrazia diretta può essere considerato il sistema più democratico, almeno dal punto di vista simbolico, dunque è ragionevole che la maggior parte delle decisioni generali venissero prese nell’assemblea. Dato che far discutere migliaia di persone può porre qualche difficoltà pratica le proposte venivano prima elaborate dal consiglio sorteggiato, i cui membri erano meno numerosi e, ricevendo un salario, potevano permettersi di dedicare più tempo al loro compito. Anche i processi richiedono troppe risorse perché fosse pensabile farli condurre dall’assemblea e venivano perciò condotti dalle corti, anch’esse sorteggiate. Infine erano elette le cariche che richiedevano particolari requisiti o competenze.

Gli ateniesi sembravano avere ben chiaro i rischi di elezioni popolari, sapevano che avrebbero avvantaggiato i ricchi e i potenti, i quali avrebbero potuto comperare voti e avevano maggiore influenza e maggiori capacità retoriche. Sapevano che le elezioni rischiavano di concentrare troppo potere nelle mani di pochi, minando la democrazia. Per questo esse erano limitate al minimo necessario, lasciando in ogni caso all’assemblea la facoltà di revocare tali cariche, in caso di azioni ritenute dannose per la città. Ad avere l’ultima parola erano in ogni caso i cittadini. In un caso emblematico i 10 tesorieri vennero accusati di frode e condannati a morte uno dopo l’altro (era vietato svolgere il processo a più di una persona per volta), dopo la nona esecuzione venne scoperto l’errore e il decimo venne assolto. Questo evidenzia anche un rischio legato al dare troppo potere ai cittadini, i quali potrebbero usarlo con troppa leggerezza. Non so quanto però sia una peculiarità delle democrazia, e credo che con un minimo sistema di pesi e contrappesi si possa facilmente eliminare questo pericolo.

Vale la pena chiedersi perché successive democrazie abbiano preso la strada delle elezioni, anziché seguire l’esempio di Atene. È chiaro che assemblee popolari non sono pensabili in società molto più grandi di quella ateniese (o almeno non lo erano quando sono nate le odierne democrazie, con le moderne tecnologie anche questo è cambiato). Sarebbe stato possibile però creare degli organi sorteggiati, mentre gli unici organi di questo tipo sono rimaste le giurie popolari. Forse semplicemente era un passo troppo grosso, il bisogno di un’autorità che ci guida è troppo forte, forse è addirittura un sentimento istintivo, se si pensa che l’essere umano è sempre stato, nella sua storia, guidato da leader carismatici. Forse le elezioni hanno permesso un cambiamento meno drastico e più rassicurante. Ma credo che sia arrivata l’ora di guardare nuovamente alla prima democrazia della storia e vedere se non ci sia ancora qualcosa che possiamo imparare da essa.