Assemblea dei 500 a Parma

pizzarotti

Leggo di una bella e interessante iniziativa di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma eletto nella lista del Movimento 5 Stelle. Dall’articolo del Fatto:

[Il 29 settembre] sarà presentata l’assemblea dei 500: un gruppo di cittadini che avrà il compito di redigere il nuovo regolamento sulla partecipazione a livello decentrato […] e che avrà quindi un potere consultivo rispetto al consiglio comunale e alla giunta. I componenti dell’assemblea (con età minima fissata a 16 anni) saranno estratti a sorte in parte dalle liste dell’anagrafe tra la popolazione residente e in parte tra quelli che hanno dato la disponibilità a partecipare spontaneamente come singoli o come rappresentanti di associazioni, di movimenti, comitati o partiti politici.

Ora non mi è del tutto chiaro come opererà questa assemblea, ma se gestita nel modo giusto l’iniziativa potrebbe dare un po’ di visibiltà all’uso di giurie di questo genere, soprattutto all’interno del Movimento 5 Stelle. Penso che questo sia positivo soprattutto perché i simpatizzanti del movimento, per i forti sentimenti anti-casta che li caratterizza è un gruppo potenzialmente più aperto all’uso di strumenti del genere. In più la democrazia interna del partito non-partito ha dovuto subire un certo numero di critiche e chissà che a qualcuno all’interno ora non venga in mente di affrontare anche questi problemi interni con qualche organo di sorteggiati…

I commenti sul sito del Fatto sembrano molto positivi, anche se principalmente mossi dal sentimento che se qualcosa infastidisce i partiti deve essere buono. E in effetti è da notare la reazine di orrore che la proposta ha provocato nei consiglieri Pd e Pdl, e non mi sembra che siano riusciti a motivare particolarmente bene la loro reazione. Dicono che esiste già “l’organismo democratico per eccellenza”. Pare che le elezioni funzionano alla perfezione, i politici siano un perfetto specchio della popolazione e ci possiamo fidare a pieno di loro fino alle successive elezioni. Non ci è però dato a sapere cosa ci sia di di cosi male nello sperimentare nuovi meccanismi di partecipazione e di democrazia.

Dico la mia sul Partito Lotteria

SLIDESHOW-011

La viralità del Partito Lotteria ha dato improvvisa e insperata visibilità all’idea di usare il sorteggio in politica. Sebbene non sono i primi ad aver avuto l’idea di creare un partito i cui membri vengono sorteggiati, sono riusciti a mettere su un sito e un’organizzazione credibile e una campagna che apparentemente coglie l’interesse degli elettori, o almeno degli internauti.

557 “mi piace” su facebook in una settimana, sebbene niente di fenomenale, sono 20 volte quanti ne ha ricevuto la pagina di questo sito in un anno. Grazie al fatto che hanno linkato questo sito il traffico qua è impennato.

È una visibilità positiva? Oppure l’accento sull’aspetto goliardico rischia di mettere in cattiva luce l’idea del sorteggio? Il messaggio del sito è ambiguo, da una parte ci si può leggere che “il Partito Lotteria si ispira ai valori politici della demarchia. Crede che il governo del Paese debba essere garantito da cittadini estratti a sorte“, ma poco dopo si legge che “il Partito Lotteria nasce per migliorare la condizione economica dei propri eletti”, in questa direzione va anche il nome del partito. In più molti descrivono la proposta come provocatoria, secondo l’idea che qualsiasi cosa è meglio della situazione attuale. È un modo assai frequente di vedere il sorteggio, e mi dispiace perché non rende giustizia alle sue reali potenzionalità. Non sembra però una linea seguita dai fondatori del Partito Lotteria. Rimane dunque la prima ambiguità: maggiore democrazia o concorso a premi? È vero, non sono necessariamente idee mutuamente esclusivi, ma quale è il messaggio che si vuole dare?

Anche se chiaramente io avrei affrontato un partito del sorteggio in modo diverso, penso che il fatto che la maggiora uguaglianza del sorteggio sia almeno menzionata sia positivo e mi auguro che abbiano tutto il successo possibile.

Introduzione

La demarchia è una forma di democrazia, alternativa alla democrazia elettiva, in cui lo stato è governato da comuni cittadini estratti a sorte. Era il principale metodo di governo dell’antica Atene, così come di molte città-stato italiane del primo rinascimento. Al contrario delle elezioni, le quali erano conosciute per la loro tendenza ad avantaggiare la classe aristocratica, il sorteggio estirpava alla radice il rischio che individui con troppo potere e carisma potessero facilmente ignorare i reali interessi delle classi più deboli. Esempi storici del suo uso però sono rari e poco studiati. Ancora oggi, nonostante la vistosa crisi di credibilità della classe politica, non ci sono virtualmente discussioni sull’argomento e le informazioni che una persona interessata può trovare sono carenti. È per cercare di colmare queste lacune che abbiamo creato questo sito.

Ci sono molte ragioni per credere che il sorteggio, se usato in modo corretto, abbia le potenzialità di risolvere molti dei problemi e delle contraddizioni di cui soffrono le attuali democrazie e di rendere il popolo realmente sovrano. In una demarchia ogni cittadino, indipendentemente da razza, sesso, religione ed estrazione sociale, ha la stessa probabilità di essere sorteggiato e poter dare il proprio contributo alla società. È un sistema in cui gli interessi dei singoli cittadini, indipendentemente dalla provenienza, valgono veramente qualcosa, dove sono loro a prendere le decisioni. In modo diretto.

Nelle democrazie attuali, al contrario, il potere dei cittadini è solo simbolico. Trasmesso ai rappresentanti che poi, il più delle volte, seguono gli interessi propri, di chi li finanzia o di chi in un modo o nell’altro ha il potere di farli rieleggere. Questi interessi purtroppo corrispondono solo raramente a quelli degli elettori, che hanno informazioni e scelte di voto troppo limitate per poter veramente influenzare le decisioni prese.

Se inizialmente l’idea di lasciare al caso scelte così fondamentali può sembrare assurda, questa preoccupazione risulta infondata di fronte a un’analisi più approfondita. Come è descritto con maggiore dettaglio in questo articolo, la legge dei grandi numeri ci dice che un organo sorteggiato, se sufficientemente numeroso, rispecchierà le opinioni della popolazione con buona approssimazione. Verosimilmente molto di più di quanto non avvenga nel caso di un organo eletto, visto che anche il risultato del voto è influenzato da numerosi fattori casuali, i quali pur essendo anch’essi molto imprevedibili sono, in parte, manipolabili.

Un’altra frequente preoccupazione riguarda le inadeguate competenze del cittadino medio nelle materie sulle quali si troverà a prendere decisioni. Il cittadino sorteggiato dovrà appoggiarsi ad esperti esterni per guidare le proprie decisioni. Questo avviene, o dovrebbe avvenire, anche per i politici attuali oltre che per i cittadini, i quali votano un politico del cui operato e giudizio si fidano, almeno idealmente. Se di democrazia si vuole parlare però, in ultima istanza, dovrebbe spettare solo al popolo (o a un loro campione rappresentativo, che potrà avere più tempo e risorse a disposizione per una decisione informata) la decisione ultima se seguire o meno il consiglio di questi esperti. In caso contrario la storia e la cronaca quotidiana ci insegnano che gli “esperti” useranno il proprio potere (conoscenza) non per perseguire gli interessi dei cittadini, ma solo per perseguire i propri. (Questo articolo affronta il problema della competenza in modo più approfondito).

La demarchia è quindi un sistema perfetto che risolverà tutti i nostri problemi? Forse no, ma solo una discussione schietta e una analisi approfondita e plurale potrà svelarci qualcosa sulle sue reali potenzialità. La realistica possibilità che possa veramente funzionare meglio, che possa riuscire a risolvere anche solo alcuni dei problemi strutturali che affliggono le attuali democrazie, dovrebbe essere motivo sufficiente per non lasciare che il tema rimanga inesplorato.

È per questo che sono state create queste pagine. Per cercare di raccogliere informazioni e stimolare il dibattito. Perchè ci sono, secondo noi, buone ragioni per sperare.

(Questa introduzione è una bozza che probabilmente subirà ancora modifiche).

RappresentanzaRazionale: intervista.

Lettera a L’Unità

Anche se l’idea di usare il sorteggio in politica è ancora molto poco diffusa, qualche rara bozza di proposta c’è. Anche in Italia. C’è per esempio il sito RappresentanzaRazionale che contiene la proposta di sorteggio di Giovanni Gualtiero. Segue una breve intervista.

Ciao Giovanni, puoi dirci due parole d’introduzione su di te e su come ti sia venuta l’idea di un parlamento di cittadini sorteggiati?
Rimasto disoccupato, alla fine del 1999 cominciai ad interessarmi del problema di trovare/inventare un lavoro, fra le cose che mi passarono per la mente ci fu anche quella di mettermi in politica. Di qui a scoprire che c’era poco da fare, è passato poco. Dal PDS mi avevano già buttato fuori anni prima.

Però qui mi resi conto che le liste erano un mondo chiuso riservato a chi aveva possibilità nel partito — quello che tutti lamentano oggi dei parlamentari nominati. Prima ti nominava candidato il partito poi te la vedevi con gli altri nominati per meritarti il seggio. Calderoli, con la sua porcata ha solo permesso del sano risparmio.

Il sorteggio mi è venuto in mente perché permetteva di evitare le forche caudine dei partiti ed offriva un modo di costruire una democrazia con basi realmente rappresentative della gente. Avevo pensato anche ad altri meccanismi ma il sorteggio è il migliore ed il meno costoso di tutti.

Per dirla tutta ero convinto di poter lavorare in politica proprio su questa idea. Uno spazio per me lo avrei trovato nelle pieghe dell’avvio del meccanismo.

Come descriveresti la tua proposta di Rappresentanza Razionale?
Cittadini che si impegnano ad accettare l’incarico di rappresentare gli altri nel prossimo parlamento, con il mandato di rendere possibile l’estrazione a sorte del parlamento successivo.

Un elenco di cittadini che rinunciano al diritto di voto ma che accettano di essere estratti per fare i deputati. Chi non aderisce, volontariamente, riceverà la solita scheda elettorale e voterà i candidati che troverà nelle liste che saranno state proposte da cittadini, partiti, associazioni ecc.

Chi viene estratto dovrà sottoporsi ad corsi accelerati sulle regole e sulle tecniche parlamentari, poi entrerà in un parlamento dove sono presenti già quelli delle estrazioni precedenti, a cui potranno aggregarsi e con cui potranno confrontarsi. Un momento di praticantato fa bene a tutti.

Il piano d’azione?
Intanto la legge porcellum è perfetta. Una lista di cittadini che  aderiscono al sistema, qualche nome la primavera scorsa l’ho pure raccolto con un mini banchetto in città, poi alla vigilia delle elezioni si estrae un campione casuale rappresentativo, per collegio elettorale, e si propongono gli estratti agli elettori.

Per cominciare conto di andare in centro in una zona con WI-FI per raccogliere adesioni. Certo che da solo non andrò mai da nessuna parte. Spero sempre di poter coinvolgere qualche partito dove ancora ci sono persone che non cercano di ricavare un lavoro dall’attività politica.

La mancanza del voto di preferenza evita la propaganda personale che è deleteria alla casualità dell’ordine di estrazione. Un minimo di regole condivise, tra cui quella di creare un sistema elettorale centrato sull’estrazione a sorte, come momento di unificazione logica dei candidati.

Il cambio tra un sistema parlamentare e l’altro dovrà essere graduale. Una frazione di parlamentari, decisa per sorteggio, decade e viene sostituita dal primo gruppo di estratti, nel giro del tempo che copre una legislatura, tutti i deputati eletti escono ed entrano quelli nuovi. Mai più il parlamento sarà composto di soli neofiti.

Sei riuscito a conivolgere altre persone, quali sono state le reazioni?
Coinvolgere no, attenzione molta.

Ho troppa fantasia secondo i miei amici già impegnati in politica. I cittadini da me coinvolti nel discorso lo trovano utile per passare ad un sistema politico più decoroso.

Avrà un futuro?
Non credo che ci siano altre possibilità concrete.

Democrazia diretta

La democrazia diretta può essere vista come la forma di democrazia più pura e, insieme al sorteggio, è stato il principale strumento di governo della prima democrazia della storia, quella ateniese. In essa sono veramente i cittadini a decidere, votando per ogni misura che viene presa. Non è un sistema privo di difetti, ma da un punto di vista simbolico è il sistema più vicino all’ideale democratico.

La demarchia e la democrazia diretta hanno molto in comune, esse condividono molte caratteristiche, molti pregi e molti difetti. È quindi utile analizzare nel dettaglio questo legame, anche perché molto è già stato scritto sui vantaggi e gli svantaggi della democrazia diretta.

Far partecipare direttamente i cittadini in politica è un’idea relativamente popolare, mentre della possibilità di un governo di sorteggiati non parla nessuno. Eppure la maggior parte dei pregi di una democrazia diretta vengono ereditate dalla demarchia. I sorteggiati, come abbiamo mostrato, avranno opinioni rappresentativi di quelli di tutta la popolazioni, per cui le decisioni prese saranno quelle che prenderebbe la popolazione con un voto diretto, con l’unica differenza che i cittadini scelti avranno più tempo e risorse per informarsi, potendosi dedicare al loro compito a tempo pieno. Potrebbero cambiare idea dopo essersi informati meglio, ma ciò significherebbe che anche il cittadino medio, se fosse stato messo in condizioni di informarsi, avrebbe cambiato idea. Questa possibilità di informarsi è fondamentale, perché far votare a tutti i cittadini per il grande numero di questioni che riguardano uno Stato porta il rischio di voti dati senza la necessaria informazione sugli argomenti trattati. Anche nel caso in cui i cittadini o i sorteggiati tendessero ad affidarsi all’opinione e all’indicazione di voto di persone o movimenti di cui si fidano, avere tempo per poter meglio giudicare questi consigli è cruciale.

In modo simmetrico, le critiche fatte contro la demarchia per la maggior parte possono essere mosse contro la democrazia diretta. La mancanza di competenze che viene criticata nei sorteggiati può essere facilmente estesa a tutta la popolazione, come ho scritto precedentemente però ne soffre altrettanto una democrazia elettiva. L’unico modo in cui potrebbe non soffrirne è la presenza di poteri non soggetti a controllo democratico, questi poteri però difficilmente faranno il bene del popolo (l’articolo che ho scritto a riguardo può essere facilmente riscritto sostituendo demarchia con democrazia diretta). In ognuno dei metodi di governo il cittadino può decidere di appoggiarsi ad altri che considerano competenti, ma la presenza di un limitato numero di sorteggiati temporaneamente dediti a tempo pieno alla politica significa che, in una demarchia, la possibilità di controllare e valutare correttamente l’opinione di questi esperti sarà molto maggiore.

Mi vengono in mente anche alcuni vantaggi della democrazia diretta di cui la demarchia non gode. Il primo è simbolico, avere i cittadini che decidono direttamente rende apparente che il potere sia in mano ad essi. Il secondo segue dalla partecipazione, tutti i cittadini si trovano a doversi chiedere quali siano le decisioni migliori per il paese e a doversi informare almeno un poco. Questo potrebbe portare a una società più responsabile, più informata e con un maggiore senso di appartenenza allo Stato. In particolare nel caso di un sistema misto avere una forma di democrazia diretta può aiutare i sorteggiati a partire più informati sulle questioni di governo, nel momento in cui iniziano la loro carica. Infine è molto difficile corrompere l’intera popolazione, è molto più facile comprare decisioni se è sufficiente pagare o ricattare un numero limitato di persone. Credo però che ci siano modi per contrastare questo rischio e, come ho intenzione di descrivere in un futuro articolo, credo che sia molto più difficile combattere il fenomeno in un sistema in mano una “casta” di politici di professione.

Si può notare come la democrazia diretta sia un’idea molto più popolare rispetto alla demarchia. Il referendum viene considerato un’istituzione sacrosanta dai più, ma prova a menzionare a qualcuno l’idea di tirare i politici “a caso” tra la popolazione e, nella migliore delle ipotesi, vieni visto come uno che ha un po’ troppa fantasia. Spero che con il tempo l’idea del sorteggio possa venir presa maggiormente in considerazione, in particolare in ambienti favorevoli alle democrazia diretta, visto che con essa condivide molti tratti.

Politici a casa

Ressa in ParlamentoAlzi la mano chi non ha mai giocherellato con l’autocompletamento di Google per vedere cosa esce. A me ha sempre incuriosito vedere cosa cerca la gente, vedere a cosa è interessata quando nessuno li osserva. Forse questo giochino può far addirittura intuire l’opinione delle persone. Così ho deciso di scrivere un’articolo un po’ più leggero, in cui riporto cosa cercano gli internauti a proposito dei politici (per ogni lettera dell’alfabeto ho riportato i quattro suggerimenti del motore di ricerca):

Politici a casa.
Politici auto blu.
Politici anni 80.
Politici americani.

Politici bastardi.
Politici Brignano.
Politici basta.
Politici belli. In cerca del politico che più ci rappresenta?

Politici condannati.
Politici corrotti.
Politici comunisti.
Politici camerieri dei banchieri.
Andiamo bene…

Politici di sinistra.
Politici di destra.
Politici donne.
Politici della lega.

Politici ebrei.
Politici e gossip.
Politici ebrei italiani.
Politici europei.

Politici facebook.
Politici francesi.
Politici famosi.
Politici fannulloni.

Politici gay.
Politici greci.
Politici governo monti.
Politici russi.
Sembra essere abbastanza diffuso cercare politici di specifiche nazioni.

Politici hot. Belli mica bastava.
Politici hard. Addirittura!
Politici hanno una loro etica. Sicuri?
Politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ah, così può darsi =)
(Pare in realtà una citazione di Woody Allen)

Politici italiani.
Politici italiani nomi.
Politici italiani che.
Politici ignoranti.

Politici ladri.
Politici lega nord.
Politici laureati.
Politici ladroni.
Per scoprire per esempio che nell’attuale parlamento i laureati sono il 78%, in netto calo in confronto ai 94% nella costituente del ’46, famosa per includere anche parlamentari operai e contadini.

Politici massoni.
Politici mafiosi.
Politici morti.
Politici maiali.
Della serie, l’unico politico buono è un politico morto.

Politici non laureati.
Politici napoletani.
Politici nomi.
Politici nonciclopedia.
Ridere per non piangere.

Politici ora basta.
Politici omosessuali.
Politici ora basta, della Valle.
Politici ora basta, testo.
Politici ora basta” era il titolo di una lettera scritta da della Valle, fatta pubblicare l’1 Ottobre 2011 sulle pagine pubblicitarie dei principali quotidiani nazionali.

Politici pdl.
Politici pd.
Politici prima repubblica.
Politici più pagati.

Politici quanto guadagnano.
Politici quanto si pentono.
Politici qua.
Politici querele.

Politici rinunciano alle auto blu.
Politici russi.
Politici ridicoli.
Politici rinunciano auto blu.
È inutile insistere, quelli le auto blu continuano a tenersele, nonostante gli svariati annunci del contrario.

Politici su facebook.
Politici siciliani.
Politici su twitter.
Politici stipendi.

Politici tedeschi.
Politici twitter.
Politici tutti a casa.
Politici tutti uguali.

Politici udc.
Politici uccisi per mafia.
Politici ubriachi.
Politici ucraini.

Politici vitalizio.
Politici vergogna.
Politici vergognatevi.
Politici voltagabbana.
Insomma, il messaggio sembra chiaro… E siamo fortunati che Google censuri le parolacce (oppure gli italiani sono molto educati e cercano soprattutto vaffancloud.com, vaffancola e vaffanbanca).

Politici zoo 105.
Politici Zola Predosa. (Zola Predosa: comune di 18 mila abitanti in provincia di Bologna)
Politici zozzoni.
Politici zio. Non chiedetemi il senso.

Era in parte un gioco, ma non solo. Credo che mostri abbastanza bene i concetti che il cittadino medio associa ai politici. Non c’è fiducia, ed a ragione. Urge un’alternativa. Ovviamente un’alternativa in mente io ce l’avrei =)

La democrazia ateniese

Kleroterion

Kleroterion, strumento usato dagli ateniesi per sorteggiare le cariche pubbliche.

Il primo esempio di cariche pubbliche assegnate tramite sorteggio su vasta scala ci è dato direttamente dalla democrazia Ateniese, considerato anche il primo vero esempio storico di democrazia.

I più importanti organi di governo della città-stato erano tre. L’assemblea popolare (l’ecclesia), a cui avevano diritto di partecipare tutti i cittadini, era il simbolo della democrazia Ateniese. In essa venivano approvate le leggi e i decreti che regolavano tutti i vari aspetti della vita della città. Si trattava di un’organo di democrazia diretta: tutti i cittadini potevano votare direttamente su ogni questione posta. Erano fissate 40 sedute all’anno alle quali si aggiungevano le sedute straordinarie che venivano indette in casi eccezionali, come poteva essere un attacco da parte di una potenza straniera.

La boulé era un consiglio composto da 500 cittadini sorteggiati, il cui ruolo principale era proporre le misure che sarebbero state messe al voto nell’assemblea. Prima di iniziare il mandato i consiglieri venivano sottoposti a un controllo di compatibilità, costituivano motivo di esclusione dalla carica, per esempio, avere un debito verso lo Stato, aver usato violenza contro i propri genitori o aver sperperato la propria eredità. Dopo il giuramento i consiglieri rimanevano in carica per un’anno con una paga giornaliera equiparabile a quella di un comune lavoratore. All’inizio di ognuno dei dieci mesi ateniesi veniva tirata a sorte una tribù, i cui 50 consiglieri, per quel mese, avrebbero avuto il ruolo di presidenti e avrebbero dettato l’agenda. Tra questi inoltre, ogni giorno, veniva sorteggiato un membro che coordinava i lavori per le successive 24 ore. Tutto questo elaborato meccanismo di sorteggi e rotazioni era finalizzato a rendere il sistema il più resistente possibile a tentativi di corruzione. Oltre a decidere l’ordine del giorno dell’assemblea popolare, la boulé aveva limitati poteri esecutivi, così per esempio in caso di crisi i primi a trovarsi ad affrontare l’emergenza cittadina erano i presidenti in carica.

Le corti popolari consistevano di alcune centinaia di membri (il numero dipendeva dal reato perseguito), tirati a sorte da un corpo di 6000 candidati, a loro volta sorteggiati tra i cittadini d’età maggiore dei 30 anni. Le corti avevano il ruolo di giurie, e si occupavano dei processi per tutti i reati minori, inoltre formavano l’ultima istanza a cui ci si poteva appellare su tutta una serie di decisioni, comprese quelle prese dall’assemblea. Anche qua, per rendere la composizione non prevedibile e quindi contrastare la corruzione, i membri di una corte venivano sorteggiati la mattina stessa del processo.

Il sistema politico ateniese era complesso e, sebbene la maggior parte del potere si concentrava in questi tre organi, c’erano molte altre cariche di rilievo, molte delle quali sorteggiate e alcune delle quali elette dall’assemblea. Le cariche elette includevano quelle militari e quelle che prevedevano la gestione di grandi somme di denaro. In quest’ultimo caso il requisito principale era possedere grandi ricchezze, in modo da poter risarcire lo Stato in caso di accuse di appropriazione indebita.

Ovviamente non bisogna fare l’errore di credere che la democrazia Ateniese fosse un sistema perfetto, essa ha ricevuto negli anni numerose critiche da più parti. Al tempo, l’idea della democrazia non era molto ben vista fuori da Atene, troppo lontana dall’idea di governo che si aveva. Anche se c’è da dire che, probabilmente, chi è stato in grado di lasciarci le proprie opinioni apparteneva alle minoranze privilegiate. Anche oggi, per motivi opposti, il sistema riceve molte critiche: in particolare venivano considerati cittadini solo una piccola frazione della popolazione. Erano escluse le donne, i molti abitanti con origini straniere e i numerosissimi schiavi.

È chiaro che la società odierna è profondamente diversa di quella di duemila anni fa, così come lo sono i valori culturali ed etici dei sui abitanti. Non è detto che ciò che valeva allora valga ancora oggi. Ciò nonostante è istruttivo notare alcune caratteristiche del sistema politico ateniese. È interessante, per esempio, vedere come fossero combinati sorteggio, democrazia diretta ed elezioni, ognuno dei quali ha vantaggi e svantaggi. La democrazia diretta può essere considerato il sistema più democratico, almeno dal punto di vista simbolico, dunque è ragionevole che la maggior parte delle decisioni generali venissero prese nell’assemblea. Dato che far discutere migliaia di persone può porre qualche difficoltà pratica le proposte venivano prima elaborate dal consiglio sorteggiato, i cui membri erano meno numerosi e, ricevendo un salario, potevano permettersi di dedicare più tempo al loro compito. Anche i processi richiedono troppe risorse perché fosse pensabile farli condurre dall’assemblea e venivano perciò condotti dalle corti, anch’esse sorteggiate. Infine erano elette le cariche che richiedevano particolari requisiti o competenze.

Gli ateniesi sembravano avere ben chiaro i rischi di elezioni popolari, sapevano che avrebbero avvantaggiato i ricchi e i potenti, i quali avrebbero potuto comperare voti e avevano maggiore influenza e maggiori capacità retoriche. Sapevano che le elezioni rischiavano di concentrare troppo potere nelle mani di pochi, minando la democrazia. Per questo esse erano limitate al minimo necessario, lasciando in ogni caso all’assemblea la facoltà di revocare tali cariche, in caso di azioni ritenute dannose per la città. Ad avere l’ultima parola erano in ogni caso i cittadini. In un caso emblematico i 10 tesorieri vennero accusati di frode e condannati a morte uno dopo l’altro (era vietato svolgere il processo a più di una persona per volta), dopo la nona esecuzione venne scoperto l’errore e il decimo venne assolto. Questo evidenzia anche un rischio legato al dare troppo potere ai cittadini, i quali potrebbero usarlo con troppa leggerezza. Non so quanto però sia una peculiarità delle democrazia, e credo che con un minimo sistema di pesi e contrappesi si possa facilmente eliminare questo pericolo.

Vale la pena chiedersi perché successive democrazie abbiano preso la strada delle elezioni, anziché seguire l’esempio di Atene. È chiaro che assemblee popolari non sono pensabili in società molto più grandi di quella ateniese (o almeno non lo erano quando sono nate le odierne democrazie, con le moderne tecnologie anche questo è cambiato). Sarebbe stato possibile però creare degli organi sorteggiati, mentre gli unici organi di questo tipo sono rimaste le giurie popolari. Forse semplicemente era un passo troppo grosso, il bisogno di un’autorità che ci guida è troppo forte, forse è addirittura un sentimento istintivo, se si pensa che l’essere umano è sempre stato, nella sua storia, guidato da leader carismatici. Forse le elezioni hanno permesso un cambiamento meno drastico e più rassicurante. Ma credo che sia arrivata l’ora di guardare nuovamente alla prima democrazia della storia e vedere se non ci sia ancora qualcosa che possiamo imparare da essa.

Competenze di rappresentanti sorteggiati

Una della critiche più frequenti alla demarchia, forse la più frequente in assoluto, riguarda le competenze di chi prende le decisioni politiche. È naturale chiedersi se il cittadino medio è veramente adeguato a governare uno Stato, abituati come siamo a essere governati da politici di professione.

Essere adatto a governare significa essere in grado di effettuare le scelte giuste, promulgare le leggi e le misure che giovino al Paese e alla popolazione. L’organo demarchico potrà chiaramente appoggiarsi ad esperti, siano essi provenienti da lobby e da movimenti politici o consulenti scelti dai sorteggiati stessi, per esempio provenienti dal mondo accademico. È ragionevole pensare a un sistema in cui le leggi stesse siano scritte da tecnici esterni mentre i sorteggiati si limitino a decidere se passarle o meno, dopo aver ascoltato le varie voci a riguardo. Se nonostante l’aiuto di competenze esterne verranno prese decisioni dannose per la popolazione significa che

  1. i sorteggiati non si fidano degli esperti o non li ascoltano e fanno di testa propria, oppure
  2. i sorteggiati sono stati consigliati male dagli esperti, che magari non erano veramente tali o erano in malafede.

Analizzando questi scenari si scoprirà che una demarchia semmai è meno soggetta a queste possibili debolezze dei cittadini rispetto ad una democrazia elettiva.

Ricordo che i sorteggiati rispecchiano fedelmente i cittadini, per cui il sorteggiato è propenso a una debolezza solo quanto lo è l’elettore medio. Nella prima ipotesi, dunque supponendo che i sorteggiati non credono a quello che viene detto loro da chi è competente in materia, tanto meno sarà plausibile credere che l’elettore medio, che ha meno tempo e risorse per informarsi, sia allineato con le opinioni degli esperti. Se quindi in una democrazia elettiva i politici seguono il volere dei cittadini il problema si ripresenta allo stesso modo.

Qua si vede bene come la critica sia un’obiezione alla democrazia stessa, e affermare che il sistema attuale, sotto questo punto di vista, funzioni meglio di quanto non funzionerebbe una demarchia, equivale ad affermare che i politici attuali non seguano il volere del popolo e che questo porti a un governo migliore. In effetti credo che le odierne democrazie limitino il controllo che il popolo ha sulla politica, perché i cittadini sono poco informati e non hanno idea delle decisioni prese ai livelli alti, perché anche quando si “scandalizzano” di solito la memoria non dura. Anche volendo, gli elettori non hanno vero potere di influenzare le decisioni prese, trovandosi davanti a leggi elettorali che li mettono di fronte a una scelta molto limitata, costringendoli a supportare una delle poche opzioni permesse dal sistema. Quando non approvano le scelte di un rappresentante non possono fare molto. Si può veramente credere che questo sia positivo, che i politici usino questa situazione per fare il bene del popolo poco informato? Sono convinto che basti guardarsi intorno per capire che l’effetto è tutt’altro. Se i politici hanno la possibilità di approvare impunemente leggi impopolari, a passare saranno, nella grande maggioranza dei casi, misure di cui beneficiano solo loro, i loro amici e chi li finanzia. Credere che un sistema meno democratico porti a una dittatura illuminata che faccia il bene del Paese è illusorio.

Comunque la si guardi, se anche l’ignoranza e la mancanza di informazioni dei cittadini può rischiare di far prendere decisioni sbagliate ai cittadini sorteggiati, il danno sarà in ogni caso limitato rispetto a quello che può succedere in una democrazia elettiva. Elettori con le medesime incapacità di giudizio rischiano non solo di eleggere una classe dirigente incapace, ma anche una classe dirigente in malafede, con il rischio di rendere incolmabile il divario tra volontà popolare e classe politica. Il sorteggio, al contrario, mantiene il potere saldamente nelle mani del popolo, il quale potrà così correggere molto più facilmente ai propri errori.

Veniamo ora all’altra critica: i cittadini sorteggiati, mancando di competenze, in certe materie potrebbero essere troppo suscettibili all’opinione di esperti, i quali potrebbero non essere realmente tali o potrebbero avere alle spalle gruppi di potere con un’agenda politica. Se però è vero che questi “esperti” possono cercare di convincere i sorteggiati del falso, anche in una democrazia elettiva lobby ed esperti spesso cercano di convincere del falso i cittadini e di far eleggere rappresentanti in malafede, con più grande probabilità di successo perché l’elettore passivo ha poco tempo, pochi mezzi e poca motivazione per informarsi a dovere, e con maggiore danno perché una volta eletto il politico non risponderà più al cittadino fino alle successive elezioni.

Ricapitolando, se è vero che i cittadini sorteggiati non potranno essere competenti in ogni campo, da una parte si più ovviare al problema con l’aiuto di competenze esterne che consigliano l’organo demarchico, dall’altra è una debolezza intrinseca del sistema democratico e, a mio avviso, è irrealistico sperare che un sistema meno democratico possa portare a un governo più giusto.